BORGORATTO INCORONA “DONNE CHE SPETTACOLO”

Il Giardino dell’Accoglienza di Borgoratto Alessandrino, gremito, applaude la performance di Angela Agostinetto e Virginia Fracassi nella terza serata del tour estivo della fortunata pièce teatrale

Borgoratto Alessandrino, un paese egregiamente gestito dall’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Simone Bigotti, sensibile alla valorizzazione dell’arte, della musica, degli spettacoli, dell’accoglienza e del welfare in senso lato, grazie anche al fattivo contributo dell’Assessore alla Cultura Lucia Barberis e dell’Assessore all’Ambiente Filippo Oddone, ha organizzato nei minimi dettagli la pièce teatrale di Angela Agostinetto e Virginia Fracassi, nella serata di venerdì 24 luglio 2026.

“Donne che spettacolo”, nella sua terza edizione del tour estivo 2026, è stato immerso nello scenario storico del paesello natio della nonna di Angela, ed ha riscosso grande partecipazione di pubblico ed ampi consensi, come evidenziato dai molti post apparsi sui social e nei messaggi personali. Lo spettacolo, già un ottovalente di momenti ilari e drammatici, si è concluso in questa serata con un monologo toccante di Angela, scandito dalle note del Notturno di Chopin magistralmente eseguito da Virginia Fracassi.

L’organizzazione ringrazia vivamente Maria Grazia Di Virgilio, dell’Associazione Famigliari e Vittime della Strada, per aver introdotto la serata al termine della quale è stato degnamente ricordato il caro fratello Aldo Di Virgilio, vittima innocente di un grave incidente stradale.

LA RECENSIONE DI PIER CARLO GUGLIELMERO

Per una recensione critica si riporta di seguito un estratto del noto scrittore, giornalista e poeta Pier Carlo Guglielmero apparsa su Alessandria24..com a seguito della sua partecipazione alla prima dello spettacolo tenutasi al Salone del Teatro di Silvano d’Orba in data 11 luglio 2026

“Angela è entrata vestita di scuro, pantaloni neri, sola davanti al microfono. Nessuna galleria di donne celebri, nessuna Frida, nessuna Alda Merini. Al contrario: la semplicità di un atteggiamento che pone la donna a confronto con la fatica di essere sé medesima. Monologhi tessuti di battute spesso sarcastiche, ora sulle difficoltà del crescere socialmente, ora sulle contraddizioni quotidiane del ruolo femminile, con qualche momento di lieve improvvisazione che nulla toglieva all’efficacia, anzi le regalava quel calore artigianale che i copioni troppo levigati non conoscono.

ll punto di forza dello spettacolo è il mix riuscitissimo fra momenti decisamente drammatici e altri molto più faceti, ridanciani, in un insieme equilibrato che si legge come una grande metafora della difficoltà di «stare-nel-mondo» di chi fa parte dell’universo femminile. Quel trattino che tiene unite le tre parole non è un vezzo tipografico: è un continuo negoziare, un continuo giustificarsi, un continuo raccogliere i cocci di ciò che altri hanno rotto.

A tenere insieme i due poli, quello del sarcasmo e quello della pietà, ci ha pensato il pianoforte di Virginia Fracassi. Molta ottima musica classica, eseguita con misura e sensibilità, e in particolare sia quel celeberrimo brano di Erik Satie, la prima delle Gymnopédies, “lente et douloureuse”, che un Notturno di Chopin, il tutto interpretato molto bene. Brani che sono di per sé un ossimoro, dolce e straziante insieme, e che nello spettacolo diventavano la voce muta di ciò che Angela non poteva dire a parole.

Sul palco è diventato anche protagonista un velo. Un velo bianco, lungo, sottile, che Angela ha indossato prima come drappo sulla spalla, poi come manto integrale sotto cui si è raccolta a terra, chinata su sé stessa come una Pietà laica. Il velo era simbolo della sposa e simbolo della madre, simbolo di gioia e simbolo di doglianza, simbolo di purezza spesso calpestata. In quel gesto ho letto tutto lo spettacolo: non una tesi ideologica, ma un dolore concreto e insieme una speranza, la stessa che ogni donna porta addosso quando esce di casa al mattino.

Davide Pietro Boretti

 

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