







Un’avventura che parte da Planaval di Arvier
L’avventura prende vita a Planaval (frazione di Arvier), dove lo sguardo viene subito catturato dalla Casaforte di Planaval. Edificata nel 1312 da Rodolfo d’Avise, questa sentinella di pietra è la casaforte più alta della regione (1.560 m), un gioiello di architettura “monoblocco” che parla di secoli di difesa e vita alpina. Sebbene oggi sia una dimora privata chiusa al pubblico, la sua sagoma austera conferisce al punto di partenza un’atmosfera storica solenne.
Lasciata l’auto presso la borgata di La Clusaz (1.660 m), ci si immerge nel sentiero dell’Alta Via 2. Il bosco di larici accoglie l’escursionista con una salita ripida e costante, un rito di passaggio che richiede fiato e gambe, ma che regala profumi resinosi e il fresco ristoro dell’ombra. Tra tratti rocciosi e pittoresche passerelle in legno che scavalcano torrenti impetuosi, il percorso si svela in tutta la sua autenticità.
Dopo circa quaranta minuti di sforzo, il bosco si dirada per lasciare spazio ai ruderi dell’alpeggio di Bénévy (1.950 m). Qui il sentiero sembra voler ripagare la fatica: la traccia spiana, costeggiando dolcemente il torrente Planaval. È un momento magico dove l’orizzonte si allarga sul Ghiacciaio del Rutor e dello Chateau Blanc, mentre le cascate in lontananza disegnano linee d’argento sulle pareti verticali.
Camminando verso l’Alpe Glacier (2.163 m), ci si ritrova in un anfiteatro naturale di rara bellezza. In questo regno di roccia e acqua, la biodiversità alpina esplode in tutta la sua delicatezza. Le praterie e gli angoli più umidi si tingono del fucsia vibrante dell’epilobio (il tipico “fiore delle vette“), che ondeggia tra i torrenti creando contrasti cromatici stupendi con il verde dei pascoli e l’azzurro del cielo.
Questa bellezza è però minacciata dal cambiamento climatico: sulle Alpi il riscaldamento procede a una velocità doppia rispetto alla media globale. Il Ghiacciaio del Rutor, che domina l’orizzonte di questa valle, è un testimone diretto di questa crisi, mostrando un arretramento accelerato della lingua glaciale e una significativa riduzione della durata e dello spessore del manto nevoso. Le aree in prossimità dei ghiacciai si scaldano circa il doppio rispetto a quelle distanti solo pochi chilometri, amplificando un processo di fusione che sta trasformando irreversibilmente gli ecosistemi d’alta quota.
L’ultima ascesa attraversa il pianoro detritico e le storiche Baracche di Fond (2.340 m). Oltrepassato il bivio finale, lo sforzo viene premiato dalla visione del Lac du Fond (2.439 m).
Un bacino profondo 38.100 mq, nato dall’antica escavazione glaciale, che riposa limpido e cristallino tra sponde rocciose altissime. Incastonato come uno zaffiro tra la Tour Tignet e il Mont Paramont, il lago raccoglie le acque dei nevai occidentali, offrendo uno specchio d’acqua immobile che invita alla contemplazione e al rispetto profondo per la natura incontaminata della Valle d’Aosta.
Luca Pereno








