Massimo Soncini, fra le molte pubblicazioni dell’ultimo periodo, invia le recensioni di cinque nuove proposte editoriali per accompagnare il piacere della lettura

Franko Gustavo Argandoῆa – Alessandro Mormile – Le conquiste dei controtenori – Dagli evirati cantori ai falsettisti
Da utilizzare come un manuale, particolarmente utile agli studenti di canto rinascimentale e barocco dei conservatori e agli universitari, questo saggio offre al lettore una bussola per orientarsi nel mare magnum delle voci di controtenore, o falsettisti. La guida è preceduta da due capitoli introduttivi nei quali si analizza il fenomeno del canto degli evirati cantori, dei quali i controtenori tentano oggi di raccogliere l’eredità vocale oltre che estetica.
Si parte dunque dallo spiegare chi furono i castrati e perché si giunse ad utilizzarli nel melodramma a partire dalla sua nascita, nel Seicento, e ancor più nel corso del Settecento, che fu l’età aurea del belcanto, per poi soffermarsi su Francesco Bernardi, detto Senesino, l’evirato cantore prediletto da Georg Friedrich Händel.
Segue una disamina sulle caratteristiche della voce controtenorile, nelle diverse tipologie che la caratterizzano in tutti i suoi aspetti e impieghi e di come al suo sempre più largo utilizzo nel melodramma del Seicento e del Settecento si sia affiancato un percorso di perfezionamento tecnico, iniziato dai tempi di Russell Oberlin, poi proseguito negli anni grazie alle tesi espresse nell’illuminante saggio di René Jacobs, profetiche per ben comprendere cosa è venuto a realizzarsi nel nostro presente.
Si è così giunti a conquiste vocali forse inaspettate, di repertorio oltre che tecniche, e a far luce sulle possibilità che queste voci oggi hanno acquisito incontrando l’interesse e i favori sempre più ampi del pubblico e dei teatri nel campo dell’opera barocca e di quella contemporanea. Un fenomeno talvolta non solo canoro, aperto anche a riflessioni sulla voce come veicolo di genere, oltre che per una sua corretta funzione drammaturgica secondo canoni stilistici voluti dal teatro musicale barocco.

Camilla Robuschi – Le fiabe di credula postero e altri racconti
Nel buio si sente il ticchettio di un orologio, qualche voce in strada, una macchina che passa… poi il silenzio.
È come se, ad una certa ora, il tempo si fermasse. Ed è allora che accade qualcosa di singolare. Siamo nel retro di Credula Postero, un negozio di antiquariato dal nome che sembra un incantesimo dimenticato.
Molti si domandano se, durante la notte, le cose si muovano davvero. Se gli oggetti, liberati dagli sguardi, tornino lentamente alla vita. C’è chi vorrebbe restare qui a dormire, per sorprendere il segreto tremore delle cose, per ascoltare il linguaggio dimenticato della polvere e del legno, per vedere se il passato – almeno per qualche ora – continui ancora a sognare.
Io so cosa accade davvero, e ora ve lo racconto…
Ma che resti un segreto tra noi.

LA NOTTE DEI FUOCHI FATUI di Nico Conti – Cronache di una morte inspiegabile
È l’estate del 1777, nella Repubblica Serenissima. Il conte Giangiacomo de Maffei, filosofo delle scienze, riceve una lettera inquietante dalla contessa Elena Forabosco, un’amica di lunga data. Convinto che la donna sia in grave pericolo, parte immediatamente per la sua villa nel Trevigiano insieme al giovane astronomo Niccolò, suo fidato assistente.
Al loro arrivo, però, è troppo tardi: la contessa viene trovata morta in circostanze inspiegabili, apparentemente uccisa da un fuoco fatuo incendiario. Determinati a separare i fatti dalle leggende, de Maffei e Niccolò intraprendono un’indagine dove anche il ricorso a scienze di confine può essere utile. Ma quando il testamento della contessa affida proprio a de Maffei il delicato compito di amministrare l’eredità e di escludere uno degli eredi, il caso assume una piega ancora più pericolosa
“Eravamo entrambi turbati dall’accaduto e forse anche per quel motivo non ci sentivamo bene. Dissi al conte che provavo un certo senso di nausea e lui si meravigliò di avvertire la stessa identica sensazione. Guardammo il cielo stellato, che per un attimo ci fece scordare il nostro malessere, ma solo per un attimo.”

Cisco Bonardi & Andrea Villani – Di Bonardi in Bonardi – La storia di Cisco
L’Hip hop non nasce per spiegare il mondo, ma nasce per sopravviverci. Nasce quando qualcuno prende un microfono in mano, non perché abbia qualcosa da insegnare, ma perché non ha più spazio per tacere. Nasce in luoghi che non promettono futuro, dove la musica diventa una forma di resistenza prima ancora che di espressione. Per molti è una storia che comincia lontano, nel Bronx degli anni Settanta. per altri è una sequenza di nomi, dischi e date. Per Cisco, invece, l’Hip hop è arrivato molto più tardi.
Quando era pronto ad ascoltarlo. L’Hip hop è arrivato come arrivano le cose vere: senza chiedere permesso. non come genere musicale, ma come linguaggio. Un modo di stare al mondo, di usare il corpo, la voce, la parola. Un modo per dire in questo mondo ci sono anch’io, sebbene tutto quanto intorno suggerisca il contrario. Questa che vi raccontiamo non è la storia dell’Hip hop. È la storia di cosa l’Hip hop ha fatto a una vita. La vita di Cisco Bonardi. L’Hip hop ha dato una voce a chi non ne aveva una pronta. Ha insegnato che la parola può diventare ritmo, che la rabbia può diventare forma, che la strada non è solo un luogo, ma una condizione dell’anima.

La morte dell’ingegnere di Filomena Manarola
Amalia, cinquantenne di bell’aspetto, abita in un antico borgo sospeso tra gli Appennini e il mare, e lavora da dieci anni come donna delle pulizie nella casa di vacanza di un misterioso ingegnere, che in paese nessuno conosce.
La casa è un’antica villa situata sul cocuzzolo della collina a due chilometri dal borgo, che l’ingegnere ha ristrutturato e arredato in maniera lussuosa. Benché resti disabitata per quasi tutto l’anno, Amalia è stata assunta con l’incarico di tenerla pulita e controllare che sia sempre tutto in ordine.
Un lavoro poco impegnativo e molto ben pagato che s’interrompe quando, una mattina, la donna trova l’ingegnere morto ammazzato nell’ingresso della villa e capisce che il suo difficile passato, che credeva seppellito per sempre, ritornerà in superficie.
Il commissario Pietro Esposito, un napoletano atipico taciturno e solitario, inizia una indagine complicata per ricostruire le vite apparentemente slegate dei personaggi, trovare i punti di congiunzione e capire che niente di quello che è accaduto è stato casuale.
Con un finale a sorpresa dove ogni evento del passato, sfuocandosi nella quotidianità, si deforma e si sdrammatizza nel ritmo e nei tempi di una vita normale.

Yoga per tutta la vita di Paola Campanini
Tra gli innumerevoli libri di yoga che oggi il mercato ci offre, questo testo di Paola Campanini si presenta senza fronzoli, con solide radici, esattamente com’è l’autrice nella vita, che ha voluto farci partecipi del suo cammino di ricerca onesta e reale. Paola ci racconta come lo yoga può aiutare le lettrici e i lettori di qualsiasi età e condizione a migliorare la propria vita partendo da un serio lavoro sul corpo, così come ha fatto lei e come dovrebbero fare quelli che si accostano a questa fantastica disciplina così antica eppure così attuale. Il libro che Paola ci pone attraversa tutte le fasi della vita praticamente dalla nascita alla conclusione del percorso.
Mancava un testo come il presente, lo yoga che accompagna “con armonia i cicli della vita” come Paola ha chiamato questo suo vissuto che ci dona; un testo che sarà utilissimo soprattutto a chi insegna questa straordinaria disciplina che deve partire dal vissuto personale in modo da essere trasmesso. Io posso solo augurarvi una lettura attenta ed equilibrata secondo il vostro “sentire” che vi permetta di rivedere il vostro cammino anche “con gli occhi della mente.”
(dalla prefazione di Gabriella Cella)
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