I GIGANTI CON I PIEDI DI ARGILLA – 2

Su “La Stampa” del 18 settembre 2019, a firma di Francesco Spini, è uscito un articolo titolato: “Atlantia, via Castellucci buonuscita da 13 milioni”, dove Atlantia è la società che gestisce la parte più importante delle nostre autostrade.

Nell’articolo si legge che questo alto dirigente, del quale viene evidenziato il merito di aver trasformato nel corso di 18 anni il comparto autostradale da ente a partecipazione statale in un colosso di rilievo mondiale, si è dimesso nel corso di un consiglio di amministrazione da lui stesso convocato.

Come sottolinea anche l’articolista questo è stato un “gesto di responsabilità”, che, come scrive per l’appunto Spini, ha fatto “tirare il fiato” ai Benetton che, con la loro “Edizione” detengono, quali soci di maggioranza, il 32,25% delle azioni di Atlantia dove gli altri soci maggiori sono il fondo sovrano di Singapore e la Fondazione Crt.

In via del tutto transitoria a sostituire l’Amministratore delegato, Giovanni Castellucci, è stato attivato un apposito comitato formato da Fabio Cerchiai, Carlo Bertazzo, Anna Chiara Invernizzi, Gioia Ghezzi e Carlo Malacarne.

Uno stock di grandi nomi per sostituire un manager quale Castellucci, al quale, è stata riconosciuta una buonuscita di “svariati milioni di euro” di fine rapporto e, quale incentivo all’esodo altri 13 milioni di euro, pagabili in quattro rate.

E a tutto questo si aggiungono anche altri benefit, quali la casa, l’auto e il mantenimento delle coperture assicurative.

La società, sempre come si legge nell’articolo in questione, si è riservata comunque la possibilità di non onorare quanto dovuto all’Ing. Castellucci, nel caso emergessero responsabilità per “condotte dolose comprovate e accertate” a suo carico.

Accidenti quanti soldi ma pochi se si pensa che nel solo 2018 Atlantia, che tra autostrade e aeroporti ha interessi in tutto il mondo, ha prodotto in termini globali un fatturato di 11,4 miliardi di euro.

Tutto questo però mi fa sorgere due domande.

La prima è questa: come mai se un settore così strategico quale la viabilità produce un così alto reddito (vedere filmato allegato sul traffico di Tir in un tratto della A/26 tra Ovada e Rossiglione), lo Stato ha ceduto le sue infrastrutture (costruite a suo tempo la fiscalità generale, ovvero con i soldi di tutti) ad un pugno di privati, verticalizzando le ricchezze a favore dei pochi e a danno dei molti?

Alcuni dicono che lo Stato non era più in grado di gestire questo, come altri settori pubblici.

Accidenti se così fosse allora a cosa servirebbe tenere in piedi lo Stato!!!!

Creiamo un reame con un Re che sia proprietario di tutto (il cosiddetto Stato patrimoniale) e noi torniamo nuovamente ad essere sudditi o peggio servi della gleba.

Ma io non voglio credere in questo scenario,

piuttosto diventerei un rivoluzionario

Penso invece che lo Stato dovrebbe, anzi DEVE, proseguire a mantenere pubblici i suoi beni cacciando i funzionari infedeli o incapaci e sostituirli con una nuova classe di civil servant, creando come già c’è in Francia un’apposita scuola per funzionari statali (“l’école nationale d’administration”)

La seconda domanda è questa: come mai la Magistratura non ha pensato di porre sotto sequestro cautelativo i beni dei soci di Atlantia (i Benetton e gli altri) e ora che Castellucci andrà in forzato esodo, porre un vincolo anche sulla sua sostanziosa buonuscita? Se un domani venissero su costoro accertate responsabilità, su cosa potrebbero ad esempio rifarsi i parenti delle 43 vittime del Morandi?

Del resto la pratica del sequestro cautelativo dei beni è stata usata dalla stessa Procura di Genova nei confronti della Lega alla quale, a fronte di un presunto danno patrimoniale pari a circa 2 milioni e seicento mila euro provenienti dai fondi del finanziamento pubblico ai partiti, ha posto sotto sequestro cautelativo l’intero patrimonio della Lega stessa ammontante a 49 milioni di euro.

Bene ha fato la Procura di Genova a porre in essere quel provvedimento nei confronti della Lega, ma perché non fa altrettanto con i Benetton e soci vari di Atlantia e ora con i 13 milioni di euro di Castellucci?

La gente comune si chiede questo, anche in nome di quelle 43 persone che ormai non si possono più difendere!!!!!

Gian Battista Cassulo

Noi, sia pure nel nostro piccolo e con i nostri modesti mezz,i ci siamo ingegnati a monitorare lo stato di alcuni manufatti e lo abbiamo documentato, sin da tempi non sospetti, con filmati e foto.

Se noi abbiamo visto queste criticità che vi riproponiamo qui di seguito, come mai non sono state rilevate da chi di competenza?

One Reply to “I GIGANTI CON I PIEDI DI ARGILLA – 2”

  1. RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO:

    Genova, 22 settembre 2019

    A26-VIADOTTO PECETTI, SALVATORE (M5S): “ALTRO CROLLO. ASPETTARE È CRIMINALE”

    “Anche oggi un ulteriore segnale di pericolosità del viadotto Pecetti. Come tutti sappiamo è un percorso trafficatissimo per tutta la A26, che viene usato giornalmente da migliaia di liguri che devono passare il ponte per arrivare a Genova o altre zone della regione”, dichiara la capogruppo regionale Alice Salvatore, commentando le notizie pervenute in giornata in merito al viadotto.

    “Cosa è accaduto oggi? Secondo quanto si sa, una tubazione lunga almeno 3 metri sarebbe caduta dal viadotto nella strada sottostante, via delle Gavette. Non ci sarebbero feriti né danni, ma ovviamente per puro caso. Bastava che un’auto o una persona fosse nelle vicinanze per assistere a una nuova tragedia”.

    “Già un anno fa – ricorda – Autostrade per l’Italia commentava: ‘Ad oggi i lavori sono in corso, con la preparazione delle superfici interessate per l’introduzione di fibre di carbonio. Successivamente verranno installati elementi di carpenteria metallica necessari per introdurre cavi aggiuntivi che consentiranno un ulteriore potenziamento della precompressione esterna’. Avendo come ormai sappiamo una credibilità pari a zero, il loro comunicato non rassicura nessuno. I continui crolli anche se singolarmente non gravi sono il segno che qualcosa non funziona. Sono il segno che non è da amministratori con la testa sulle spalle lasciare tutto com’è”.

    “Già ad agosto, tramite la nostra consigliera municipale Lara Delpino, avevamo chiesto ad Autostrade aggiornamenti sulle condizioni del Pecetti. Naturalmente la risposta fu di piena rassicurazione e che se qualcosa fosse accaduto (come se parlassero di un gioco) sarebbero stati pronti a intervenire. Poco tempo dopo abbiamo saputo grazie alla Procura che le loro rassicurazioni non valgono nulla. Basta giocare sulla pelle dei cittadini!”, aggiunge la capogruppo.

    “Poiché, comunque, ai j’accuse noi preferiamo le azioni concrete a tutela della cittadinanza, riteniamo sia arrivato il momento di pensare a che COSA FARE ORA. E cioè: chiudere il Pecetti. Una task force che non sia di Autostrade, poi, controlli la situazione strutturale. E solo se quel viadotto risulterà sicuro, riaprirlo. In caso contrario, tenerlo chiuso e sistemare tutto quanto risulti pericolante”.

    “Non agire è colpevole. Non agire dopo quanto abbiamo visto con il Morandi lo è ancora di più. Io e il MoVimento 5 Stelle non staremo a guardare: pronto un nuovo esposto alla Procura e una richiesta precisa alle autorità politiche e giudiziarie”.

    “Non starò a guardare mentre altri, tra viaggi e selfie, fanno finta che tutto vada bene”, conclude Salvatore.

    MoVimento 5 Stelle Liguria


    Uff. Stampa MoVimento 5 Stelle – Regione Liguria
    Monica Rossi
    010-5484325 / 335-8097415

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