ALESSANDRIA PREZIOSA

Le foto del servizio sono di Andrea Macciò

“Alessandria Preziosa. Un laboratorio internazionale al tramonto del Cinquecento” a Palazzo Monferrato la mostra che racconta il ruolo delle arti preziose alessandrine tra Manierismo e Barocco

L’esposizione è promossa da Camera di Commercio di Alessandria-Asti, Regione Piemonte, Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, Comune di Alessandria, Consulta per la valorizzazione dei beni artistici dell’Alessandrino, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo, la Fondazione Slala e l’ATL Alexala

È stata inaugurata a Palazzo del Monferrato in Alessandria una grande mostra dal titolo Alessandria preziosa. Un laboratorio internazionale al tramonto del Cinquecento”. L’esposizione è l’ideale seguito di “Alessandria scolpita” nel 2019, dedicata al contesto artistico in città tra Gotico e Rinascimento.

La nuova mostra ha sempre al centro la città di Alessandria e il suo territorio, e   racconta la sua civiltà artistica e creativa tra Cinque e primo Seicento, focalizzandosi in particolare sulle arti suntuarie, nel periodo della Controriforma cattolica e dell’avvento del Manierismo Internazionale.

Manierismo è un termine coniato dall’artista e critico fiorentino Giorgio Vasari, per indicare la “maniera moderna” dei maestri del primo Cinquecento, che secondo il Vasari era giunta a superare nella creazione della bellezza quella dei maestri antichi del periodo classico.

In seguito, il termine ha assunto un’accezione più critica, per indicare un’arte che imitava direttamente le opere di quei maestri senza più alcun riferimento alla natura, un’arte che avrebbe aperto la strada alla sontuosità del periodo barocco.

Un progetto realizzato in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi.
“Alessandria preziosa. Un laboratorio internazionale al tramonto del Cinquecento” è curata di Fulvio Cervini, con la progettazione organizzativa di Roberto Livraghi, Direttore di Palazzo del Monferrato.

La mostra “Alessandria preziosa” si articola in sette sezioni composte da circa ottanta opere. Protagoniste sono le sculture in metallo prezioso, per evidenziare il ruolo determinante svolto nel tardo Cinquecento alessandrino dalle arti suntuarie, dall’oreficeria alla toreutica, dall’arte degli armorari all’intaglio delle pietre dure. Un periodo nel quale gli artisti dell’oreficeria e dell’intaglio appaiono più innovativi di scultori e pittori.

Tra i temi cardine della mostra c’è il ruolo centrale degli oggetti devozionali nell’ambito della “scultura preziosa” alessandrina. Tra le opere in mostra, il Busto di San Rufino proveniente da Sarezzano e conservato al Museo Diocesano di Tortona, il San Marziano del Duomo di Tortona, i preziosi busti reliquiari realizzati da Antonio Gentili per il papa alessandrino Pio V, la stauroteca dell’antica cattedrale di Alessandria che apre il percorso, le oreficerie di Casale Monferrato.

La mostra si propone di ricostruire il dialogo all’epoca del Tardo Cinquecento tra le arti preziose, la pittura e la scultura, affiancando oreficerie e oggetti in metallo a dipinti su tela, tavola e sculture in legno e marmo. Tra le opere più interessanti, lo straordinario gruppo ligneo policromo del 1600 di Stefano Vil raffigurante la Natività della Vergine, conservato nella Chiesa Parrocchiale di San Perpetuo a Solero, e la statua del soldato romano conservata nell’Oratorio della Maddalena di Novi Ligure.

Interessante anche la Madonna di Crea di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, proveniente dal Santuario di Serralunga di Crea (Al) uno dei pochi “sacri monti” piemontesi in provincia di Alessandria.

La scultura lignea policroma che troviamo rappresentata in mostra è al centro della tradizione dei sacri monti.

Da Firenze, Museo dell’Opificio delle Pietre Dure, arriva il pregevole ritratto di Cosimo de Medici, di Francesco Giovanni de Battista di Tadda.

Un’intera sezione della mostra è dedicata all’ “isola romano-fiorentina” di Bosco Marengo, che vede la presenza di Giorgio Vasari, rappresentato in mostra da “L’ultima cena” (foto di copertina). La figura di Pio V, papa alessandrino, è strettamente legata alla nascita e allo sviluppo del complesso di Bosco Marengo alle porte della città. In mostra un ritratto di Pio V simile a un grande cammeo.

La mostra ricostruisce il ruolo di crocevia artistico e culturale svolto in quel tempo da Alessandria, a lungo legata al Ducato di Milano e all’influenza spagnola, snodo tra i territori sforzeschi e quelli sabaudi, genovesi e del Marchesato del Monferrato. Ad Alessandria nell’arte le influenze milanesi e spagnole si sono affiancata a quelle dell’arte nordica e di quella romana e fiorentina, creando il clima culturale ben ricostruito dalla mostra.

Alessandria e il suo territorio fungevano da cerniera tra Milano e Pavia da un lato e Genova dall’altro, mentre proprio alle porte della città era sorto il convento di Santa Croce a Bosco Marengo, voluto da Papa Pio V, che racchiudeva in sé il clima culturale respirato ad Alessandria in quell’epoca.

Al termine del percorso espositivo, una piantina che ricostruisce la mostra itinerante e nei luoghi di cultura della provincia di Alessandria, la basilica di Santa Croce a Bosco Marengo con il relativo museo, la Confraternita della Maddalena di Novi Ligure, il complesso di Torre Garofoli presso Tortona, la Pinacoteca dei Cappuccini di Voltaggio, la parrocchiale di San Sebastiano Curone, il Museo Diocesano di Tortona, il Museo Civico e la Cattedrale di Sant’Evasio a Casale Monferrato.

“Alessandria preziosa. Un laboratorio internazionale al tramonto del Cinquecento” è una riflessione sul patrimonio artistico alessandrino che proietta la città e il suo territorio in una dimensione sovraregionale, attraverso un progetto inedito e una storia raccontata attraverso le opere d’arte.

Andrea Macciò

La mostra resterà aperta fino al 6 ottobre 2024 dal venerdì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19, presso Palazzo Monferrato, Via San Lorenzo, Alessandria

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