LA LEGA SUL PALCOSCENICO DI NOVI

Festa di popolo, festa di partito. Così si potrebbe definire il comizio, se ancora si può adoperare questo termine, di Matteo Salvini a Novi Ligure, dove praticamente ha concluso, per lo meno a livello cittadino, questa strana campagna elettorale.

Strana perché poco “combattuta” per le strade a colpi di “santini“, come si faceva un tempo, ma più soft perché irradiata attraverso le grandi quanto silenziose strade di Internet.

Ma il comizio rimane pur sempre il comizio e della sua utilità hanno dato prova di sapersene bene avvalere i bravissimi sostenitori di Matteo Salvini che, nell’attendere il loro leader, hanno saputo infiammare i cuori.

Il giovane Giacomo Perocchio, bravo e disinvolto con il microfono, il più maturo candidato Sindaco, Gian Paolo Cabella, vera rivelazione della serata, che ha riscosso applausi a scena aperta, e l’ormai consumato oratore, Riccardo Molinari hanno saputo toccare le corde del cuore dei loro militanti e sostenitori

Ma l’onere di fare da apripista a Salvini è toccato a Molinari, il quale, nel rivendicare il ruolo del basso Piemonte sulla scena più ampia della Regione, ha saputo sul palco tenere alta l’aspettativa per l’arrivo del capo indiscusso della Lega, poi giunto tra applausi e cori da stadio,  reduce da un testa a testa con la Gruber a “Otto e mezzo” su La7.

Ho adoperato la parola “comizio” per descrivere questa serata, ma ho detto che forse è improprio adoperare questo temine per fare un riassunto di questa serata tutta dedicata all’incontro della Lega con il suo popolo.

Più che un comizio, quello di stasera infatti è stato dialogo diretto tra militanti e leader.

Non c’era nulla di gerarchico, né applausi a comando, ma solo spontaneità. Questo almeno è il dato che mi è sembrato di raccogliere stasera, vedendo la semplicità della gente che stonava con l’apparato di polizia presente.

C’erano famiglie, nonni e bambini ma soprattutto non c’era nemmeno un filo di odio, che tanto in questi anni ha rovinato la politica.

Questo è il dato più importante che, sia sotto l’aspetto sociologico sia sotto l’aspetto della comunicazione politica, mi è sembrato di raccogliere.

Gian Battista Cassulo .

LA LEGA SUL PALSCENICO DI NOVI

LA LEGA SUL PALCOSCENICO DI NOVIFesta di popolo, festa di partito. Così si potrebbe definire il comizio, se ancora si può adoperare questo termine, di Matteo Salvini a Novi Ligure, dove praticamente ha concluso, per lo meno a livello cittadino, questa strana campagna elettorale.Strana perché poco "combattuta" per le strade a colpi di "santini", come si faceva un tempo, ma più soft perché irradiata attraverso le grandi quanto silenziose strade di Internet.Ma il comizio rimane pur sempre il comizio e della sua utilità hanno dato prova di sapersene bene avvalere i bravissimi sostenitori di Matteo Salvini che, nell'attendere il loro leader, hanno saputo infiammare i cuori.Il giovane Giacomo Perocchio, bravo e disinvolto con il microfono, il più maturo candidato Sindaco, Gian Paolo Cabella, vera rivelazione della serata, che ha riscosso applausi a scena aperta, e l'ormai consumato oratore, Riccardo Molinari hanno saputo toccare le corde del cuore dei loro militanti e sostenitori Ma l’onere di fare da apripista a Salvini è toccato a Molinari, il quale, nel rivendicare il ruolo del basso Piemonte sulla scena più ampia della Regione, ha saputo sul palco tenere alta l’aspettativa per l'arrivo del capo indiscusso della Lega, poi giunto tra applausi e cori da stadio, reduce da un testa a testa con la Gruber a "Otto e mezzo" su La7.Ho adoperato la parola "comizio" per descrivere questa serata, ma ho detto che forse è improprio adoperare questo temine per fare un riassunto di questa serata tutta dedicata all’incontro della Lega con il suo popolo.Più che un comizio, quello di stasera infatti è stato dialogo diretto tra militanti e leader.Non c'era nulla di gerarchico, né applausi a comando, ma solo spontaneità. Questo almeno è il dato che mi è sembrato di raccogliere stasera, vedendo la semplicità della gente che stonava con l’apparato di polizia presente, C’erano famiglie, nonni e bambini ma soprattutto non c’era nemmeno un filo di odio, che tanto in questi anni ha rovinato la politica.Questo è il dato più importante che, sia sotto l’aspetto sociologico sia sotto l’aspetto della comunicazione politica, mi è sembrato di raccogliere.Gian Battista Cassulo .

Pubblicato da L'inchiostro fresco La voce di Rondinaria e dell'Oltregiogo su Giovedì 23 maggio 2019

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