Il crollo del Ponte Morandi e il Modello Genova

Il 1° maggio 2020 è stato varato a Genova l’ultimo tratto del nuovo ponte sul Polcevera.

C’erano tutti, dal Presidente del Consiglio al sindaco della città e naturalmente i vertici delle aziende che stanno eseguendo i lavori.

Indubbiamente il ponte è bello e i tempi di esecuzione, anche in considerazione della pandemia in corso, si sono rivelati molto celeri, tanto che durante la cerimonia del varo i reciproci complimenti non sono mancati.

Da “Europa verde” però ci giunge una voce fuori dal coro, che qui sotto pubblichiamo, in merito alle procedure d’appalto che, all’insegna del “facciamo presto”, stanno però derogando ad una serie di passaggi che devono o dovrebbero tutelare sacrosanti principi di legalità.

Noi de “l’inchiostro fresco” consideriamo molto condivisibile quanto ci scrive “Europa verde” anche quando parla della gratuità dei mezzi pubblici che si sarebbe dovuta concedere durante i disagi creati in seguito al crollo del “Morandi” e sottoscriviamo in toto la nota di “Europa verde” sui ritardi nel completamento della Metropolitana genvese.

Un’opera questa che, a nostro parere, si sarebbe potuta evitare perché già una linea metropolita esisteva: era la vecchia linea sommergibile che giungeva da Pontedecimo e arrivava sino al porto e da lì collegandosi con Brignole, come fu fatto poi negli anni Novanta, e sfruttando il vecchio tracciato ferroviario abbandonato nel 1970, si sarebbe potuto tranquillamente arrivare, passando per Terralba (dove addirittura c’era una deviazione sin a Ponte Carrega – Molassana), Sturla (dove ancora oggi si vede una galleria trasformata a box auto), Quarto e Quinto (dove è ancora visibile un casello e la galleria Gianelli murata), sino alla vecchia stazione di Sant’Ilario (quella di De André), il tutto già a doppio binario!!!!

Ma quella vecchia sede ferroviaria fu sacrificata su l’altare della speculazione edilizia (a Genova il “partito del mattone” è stato sempre molto forte) con la realizzazione prima del World Trade Center Genoa (1992) e poi della Fiumara (2002)!!!!

Per ritornare però al nuovo ponte sul Polcevera, in un bailamme di discorsi demagogici, dove veniva esaltato il progetto di Renzo Piano (è gratis questo progetto?) che in 620 giorni, da quel tragico 14 agosto del 2018 quando, il “Morandi” si piegò esausto sul greto del sottostante torrente trascinando con sé 43 vittime innocenti, sta nuovamente permettendo il collegamento tra il levante e il ponente della città, non sono state dette forse le cose più importanti.

E cioè:

1 – La Procura in questi 620 giorni è riuscita a trovare i colpevoli o il colpevole del crollo del Morandi, oppure il Morandi è crollato perché stanco di stare in piedi?

2 – Chi ha pagato la ricostruzione del viadotto?

3 – Un domani sarà sempre Autostrade per l’Italia ad incassare i pedaggi?

Di tutto questo però, per non dire dei risarcimenti, se non nei discorsi ufficiali per lo meno su qualche giornale non si è sentita o letta una parola!!!!

Ma ecco a voi la nota che ci è giunta da “Europa verde” in merito al cosiddetto “Modello Genova

Gian Battista Cassulo

IL “METODO GENOVA

In questi giorni in cui il ponte sul Polcevera è stato ricostruito abbiamo sentito in ogni luogo esaltare il cosiddetto Metodo Genova.

Noi di Europa Verde possiamo dire che questo metodo non ci piace?

In primo luogo esso nasce da una terribile tragedia, che ha lasciato la città e l’intera nazione prostrata e vicina alle vittime di quella immane catastrofe.

Da quella tragedia è emersa una evidente volontà unanime di ricostruzione, che ha portato alla creazione di una struttura commissariale, che in poco tempo, derogando a numerose norme è riuscita a procedere alla ricostruzione.

In primo luogo noi vorremmo chiedere a tutte le forze politiche ma perché nel periodo della tragedia e dell’assenza di collegamenti nell’area genovese, la città non ha potuto usufruire dei mezzi pubblici gratuiti per eliminare il traffico e l’inquinamento?

In secondo luogo perché la medesima struttura commissariale non ha potuto completare: la sistemazione del nodo di San Benigno, il raddoppio della tratta metropolitana ferroviaria genovese, già finanziato e che doveva essere completato nel 2017, la definitiva localizzazione della metropolitana, la sistemazione di un accesso da Terralba per San Martino, che è privo di parcheggi e soprattutto una definitiva scelta su un mezzo non inquinante e veloce per assicurare i collegamenti con la valle Bisagno?

Poi se pensiamo a come sta andando a finire la vicenda del general contractor e del commissario per il Terzo Valico possiamo dire che le procedure eccezionali non ci piacciono in alcun modo?

Poi sorge il dubbio, mentre da ambienti governativi filtrano notizie di un decreto legge per cinquanta cantieri con cinquanta commissari per accelerare le procedure di realizzazione, ma perché la nascita di un commissario e relativa struttura non avviene solo in caso eccezionale e per immani catastrofi come terremoti, l’epidemia in corso, quando la velocità è necessaria per portare i soccorsi? Oppure, se si ritiene che le procedure ordinarie siano troppo lente e formali, perché non si cambiano?

Noi crediamo infatti che, per certi aspetti, abbia ragione l’Unione Europea quando chiede all’Italia riforme urgenti come una giustizia veloce ed equa, procedure di accesso al credito meno farraginose e soprattutto di porre particolare attenzione alla penetrazione criminale nei gangli vitali dell’economia e infine una efficace attività anticorruzione.

A questo punto perché fare norme ordinarie e poi creare commissari per derogarle?

Perché non applicare principi di legalità e certezza del diritto con le procedure ordinarie di gara?

A chi giova tutto ciò?

Europa Verde

Per info: 329/223.99.28

2 Replies to “Il crollo del Ponte Morandi e il Modello Genova”

    1. Anch’io sono contento che il ponte sia stato ricostruito. penso che tutti lo siano!!!!!!!
      La domanda che mi pongo è: chi ha pagato la ricostruzione del ponte? Un’altra domanda che mi pongo è questa: chi sono i colpevoli del crollo del “Morandi”? Un’altra domanda ancora che mi pongo è questa: a chi andranno gli introiti dei futuri pedaggi?
      Penso siano legittime domande al di là di vedere finalmente collegato il levante con il ponente ligure.
      Con cordialità, Gian Battista Cassulo

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