Decisionismo e capacità organizzativa

Su questo giornale, già abbiamo parlato più volte della costante avversione della Regione Piemonte per il servizio ferroviario locale: già iniziata al tempo della giunta Cota con la scellerata “sospensione” di dodici linee regionali nel 2012, ripresa con l’attuale giunta Cirio ad opera soprattutto dell’assessore ai trasporti Gabusi. E dell’intenzione di trasformare qualche ferrovia sospesa in pista ciclabile. Quest’avversione per il trasporto su ferro, tutta a favore di quello stradale, è talmente evidente da far coniare il nuovo termine (ormai di larga diffusione nei commenti sui social) di “ferrofobici riferito ai protagonisti dell’attuale politica regionale piemontese. Che oltretutto sono dello stesso colore politico dei colleghi di Lombardia e Liguria, regioni adiacenti; che invece, come si è visto recentemente, almeno un minimo di considerazione per il trasporto ferroviario regionale l’hanno ancora.

Ancora pochi giorni fa, Paolo Lanzavecchia, sindaco di Canelli, ha firmato un protocollo per la trasformazione della ferrovia Alba – Nizza Monferrato (sospesa anche nella sua prosecuzione per Alessandria) in pista ciclabile. Suscitando ancora le proteste dei molti che sono contrari a rovinare un patrimonio ferroviario che, se opportunamente restaurato e gestito, potrebbe essere ancora utilissimo alla collettività.

Tuttavia, lo stesso Sindaco Paolo Lanzavecchia ammette che questa intenzione sarà difficilmente realizzabile. Infatti Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) non pare proprio intenzionata a concedere la linea in comodato d’uso, come vorrebbero i promotori. Quindi si tratta, ancora una volta, di chiacchiere.

Intanto, molte linee abbandonate vengono invase dai rovi, mentre i progetti di ripristino, come le soluzioni alternative, si limitano a parole a vuoto.

Il problema, anche nazionale, è che sembra mancare completamente la capacità, oppure la volontà, organizzativa. A chiacchierare sono tutti bravi. Anche a decidere, quando si tratta di chiudere o vietare qualcosa. Lo si vede anche nella vicenda Covid. Tutti sapevano che, almeno durante la tregua estiva, era necessario fare soprattutto due cose: rinforzare l’intero sistema sanitario; e il trasposto pubblico, dove si verificano, nelle ore di punta, i più preoccupanti assembramenti. E’ stato fatto pochissimo o nulla. Le uniche ruote (rotelle) che si sono aggiunte sono quelle dei banchi scolastici (salvo poi richiudere ugualmente, ahinoi, buona parte delle scuole). Invece, quando si tratta di decretare chiusure e divieti, tutti – governo, sindaci decisionisti, presidenti di regione-sceriffi – sono prontissimi. E’ molto più facile, non c’è dubbio, prendere decisioni interdittive, che organizzare, costruire, fare qualcosa di concretamente positivo. Se i governanti del passato avessero avuto la stessa capacità e volontà organizzativa degli attuali, probabilmente ci sposteremmo ancora sulle mulattiere costruite dagli antichi romani; mal conservate, tra l’altro.

Stefano Rivara

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