LA “CASA DEL VESCOVO” IN LOCALITÀ “MATTINE” A GNOCCHETTO

La “casa del vescovo” si trova a Gnocchetto, nella frazione Santo Criste (comune di Belforte) in località Mattine Superiori.

La storia della località Mattine vista attraverso la vita del vescovo Giovanni Battista Marenco in un ricordo dello storico locale, Lorenzo Pastorino

LE MATTINE SUPERIORI E INFERIORI

Le case Mattine Superiori ed Inferiori, già abitate nel XVII secolo, erano situate lungo la strada che collegava Belforte alla Chiesa del S.S. Crocifisso di Gnocchetto. In origine appartenevano alla famiglia Prasca di Belforte. Nella seconda metà dell’Ottocento giunse a Gnocchetto Pio Marenco, proprietario terriero originario di Costa d’Ovada. Egli acquistò numerosi terreni e cascinali dalla marchesa Caterina Remedi Gentile, tra i quali le Mattine, dove si insediò con la famiglia e costruì un’elegante casa padronale. Pio e la moglie, Angela Picchetti, ebbero quattro figli: Giovanni Battista, Giuseppe, Caterina e Bianca.

LA GIOVINEZZA DI GIOVANNI BATTISTA MARENCO

Giovanni Battista nacque nel 1853 e trascorse l’infanzia nella casa di Mattine. Ancora bambino, entrò nel seminario di Acqui. Sembrava destinato a svolgere il suo servizio sacerdotale nella diocesi acquese, ma nell’estate del 1872, incontrò Don Bosco in Ovada. Il giovane Marenco rimase affascinato dal santo ed entrò nell’Oratorio salesiano di Torino. Dopo l’ordinazione sacerdotale si dedicò all’insegnamento ad Alassio e Torino. In seguito fu direttore degli istituti salesiani di Lucca e Sampierdarena. Successivamente venne nominato ispettore delle case salesiane di Liguria e Toscana e gli fu affidata la guida delle suore Figlie di Maria Ausiliatrice, fondate da Maria Domenica Mazzarello di Mornese.

L’APICE DELLA SUA CARRIERA

Nel 1889 ricevette il prestigioso incarico di Procuratore Generale dei salesiani presso la Santa Sede. Si trasferì a Roma e diventò anche direttore dell’Ospizio salesiano del Sacro Cuore e governatore ecclesiastico della Confraternita di San Giovanni Battista dei Genovesi. Il 29 aprile 1909, il papa Pio X lo nominò vescovo di Massa-Carrara, che veniva considerata la diocesi più difficile d’Italia (per la presenza dei movimenti anarchici). Il 27 gennaio 1917, il papa Benedetto XV lo nominò Nunzio Apostolico di Costarica, Nicaragua, Honduras, Guatemala e Salvador, ed arcivescovo titolare di Edessa, antica diocesi della Mesopotamia, oggi in Turchia. Come nunzio apostolico, mons. Marenco era il rappresentante diplomatico permanente della Santa Sede presso gli Stati dell’America Centrale, con il rango di ambasciatore straordinario e plenipotenziario.

LA SUA PRESENZA IN CENTRO AMERICA

Giunto in Centro America, mons. Marenco ricevette accoglienze trionfali da parte di migliaia di persone, in ogni città da lui visitata. Nei quattro anni trascorsi in quei paesi, mons. Marenco lavorò con notevole impegno, nonostante la sua non più giovane età e gli sbalzi repentini di temperatura, resi più sensibili dalle sottili pareti delle abitazioni, costruite per lo più da semplici tavole a motivo dei frequenti terremoti. Nel settembre del 1920, cominciò ad accusare forti disturbi, causati da febbri intermittenti. Quando la Santa Sede gli propose un trasferimento in terre dal clima più benigno, o il ritorno in Italia, mons. Marenco rifiutò, ma i medici lo obbligarono a chiedere un anno di licenza.

LA MALATTIA E LA MORTE

Egli accettò a malincuore e decise di curarsi a Torino, dove giunse il 28 settembre 1921. Il viaggio di ritorno in Italia fu lungo e faticoso e si pensava che non potesse sopravvivere. I medici si resero conto che non vi erano più speranze. Morì il 22 ottobre 1921 a sessantotto anni. L’annuncio della sua morte suscitò un plebiscito di condoglianze da ogni regione in cui aveva prestato la sua opera. In Centro America, autorità e popoli di tutte le repubbliche diedero alla sua memoria imponenti dimostrazioni di rimpianto.

LA PRESENZA DEL VESCOVO A GNOCCHETTO

Mons. Marenco, nelle sue molteplici attività, ovunque fosse la sua residenza, ogni anno voleva passare le ferie presso le sorelle Bianca e Caterina, nella casa paterna di località Mattine. Al Gnocchetto, presso la chiesa del Crocifisso si prestava con entusiasmo nel servizio sacerdotale a favore della popolazione. Egli donò alla chiesa di Gnocchetto i terreni per la costruzione delle navate laterali e, nel 1913, riuscì ad ottenere l’apertura dell’ufficio postale che sarebbe rimasto in attività fino all’anno 2004. Stanziò anche una notevole somma di denaro per concorrere all’istituzione della parrocchia di Gnocchetto. In località Mattine fece costruire una cappella in cui celebrava la messa.

L’EPILOGO DELLA FAMIGLIA

La sorella del vescovo, Bianca Marenco, sposò Angelo Beraldi, commerciante appartente ad un’antica famiglia ovadese. Grazie a questo matrimonio, a Gnocchetto, le vaste proprietà della famiglia Marenco passarono ai Beraldi che fecero della villa di Mattine la loro residenza estiva, in cui ospitarono numerosi sacerdoti salesiani. Anche san Giovanni Bosco soggiornò alle Mattine.

LE MATTINE OGGI

Le Mattine si trovavano in una vasta piana coltivata a grano che venne devastata dalla costruzione dell’autostrada. Le Mattine Inferiori vennero abbattute, mentre le Superiori si salvarono ma rimasero confinate in uno spazio angusto, tra l’autostrada e la ferrovia. Alla morte dell’avvocato Ambrogio Beraldi, nipote del vescovo, le Mattine Superiori vennero abbandonate dagli eredi e furono saccheggiate da vandali e ladri. Un nuovo progetto di ampliamento dell’area autostradale ne prevedeva l’abbattimento per consentire la costruzione di un nuovo parcheggio autostradale.

Gli edifici ormai appartengono alla società autostrade e la casa colonica, in cui vivevano due famiglie di contadini, è già crollata. Anche la casa padronale, in cui vissero il vescovo ed i suoi famigliari, è destinata alla stessa fine.

Lorenzo Pastorino

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