ALL’ILVA DI NOVI PICCHETTI DAVANTI AI CANCELLI. A GENOVA LAVORATRICI IN PIAZZA

Nonostante i proclami del governo il disagio sociale aumenta

Dopo una baraonda di “Faremo”, “Verrà firmato”, “È alla firma”, “Proporremo”, “Stiamo lavorando”, il decreto aprile arrivato a maggio e rinominato originariamente “Salva Italia” e poi D.L. “Cura Italia” varato il 18 maggio 2020, dà soldi a tutti, però la gente si trova in “braghe di tela”.

Gente senza lavoro e senza stipendio. Code davanti ai banchi di pegno e file sempre più lunghe davanti alle mense delle varie associazioni benefiche e di volontariato.

Eppure ancora ieri sera a “Piazza pulita” il Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha detto che sono stati erogati un gran numero di finanziamenti anche sotto forma di prestiti con garanzia statale.

Forse si riferiva al maxi prestito da 6,3 miliardi di euro che FCA si accinge a richiedere a Banca Intesa San Paolo con garanzia dello Stato prevista appunto dal D.L. Cura Italia per favorire la liquidità delle imprese, o ad uno analogo che sembra voler richiedere anche Autostrade per l’Italia.

Lì certamente i prestiti garantiti dallo Stato arriveranno subito.

Intanto nelle piazze inizia a suonare dura la protesta. A Novi Ligure (Al) davanti all’ILVA gli operai in sciopero stanno picchettando i cancelli e a Genova stanno dimostrando le lavoratrici delle mense scolastiche e le cameriere ai piani del Bristol Hotel che ormai da due mesi abbondanti aspettano di ricevere la cassaintegrazione, senza aver percepito alcun anticipo da parte delle aziende.

Lavoratrici appunto, che anche prima del coronavirus hanno sempre lottato, – ci hanno detto alcuni esponenti di “Potere al Popolo” che appoggiano la protesta – di fronte ai contratti precari, ai bassi salari e spesso al dover essere le uniche a portare un reddito in famiglia”.

Gian Battista Cassulo

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