“AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA”

Era il titolo di un musical di Garinei e Giovannini con colonna sonora di Armando Trovajoli, uscito nel 1973/74

Lo spettacolo teatrale si rifaceva ad un romanzo dalla vena ironica molto gettonato dell’epoca “Dopo di me il diluvio”, scritto a quattro mani da Robert Webb e David Eliades, due romanzieri inglesi, paladini di temi quali la pace nel mondo, l’onestà intellettuale e la libertà contro ogni ipocrisia ideologica o religiosa, che mandarono in stampa il loro lavoro firmandolo con lo pseudonimo di David Forrest.

Ora, se nel 1973 si era nel pieno di una crisi energetica che aveva portato l’Italia a vivere la stagione dell’Austerity e nel contempo molti stereotipi stavano cadendo dopo il mito del’68, bene ci stava un romanzo come quello firmato David Forrest, per una strana analogia sembra che oggi il problema del “posto a tavola” torni nuovamente di moda.

Anche oggi infatti, come nel 1973, siamo nel pieno di una emergenza  in questo caso pandemica, e in una fase di grandi modificazioni dei costumi, ma purtroppo l’odierna discussione sull’aggiungi un posto a tavola non ha nulla a che fare con quella affrontata con la classica ironia inglese negli anni Settanta nel romanzo targato Forrest.

Infatti se in quel romanzo si mettevano in evidenza i mali endemici della società dell’epoca, quali il finto perbenismo, l’ingordigia, il disprezzo per gli altri, la messa all’indice e in quelle pagine si indicava una via per uscire dal quel tunnel oscurato dall’ipocrisia con una tavolata pacificatrice alla quale veniva aggiunto un posto in più per il Creatore, oggi, nella moderna pandemia ci si accapiglia per due sedie in più ad un tavolino di bar o si disquisisce se al ristorante possono accomodarsi al medesimo desco più di quattro persone, fatto salvo i famigliari (ve li ricordate i “congiunti” di Conte?).

Anche oggi, se vogliamo, vi potrebbe essere il “buon finale”, se accanto a questo dibattito sui dettagli vi fosse quello ben più vero sulla ricerca scientifica e sul suo potenziamento, ma questo tema invece rimane sullo sfondo e oscurato dal non sapere ancora oggi in modo univoco sull’efficacia e gli esiti dei vaccini nel lungo periodo.

Vedere politici di rango, o almeno presunti tali, e un governo, nonché intellettuali di grido e primari dal taglio baronale, accapigliarsi al grido “libertà per tutti”, quando questa libertà non è quella politica o costituzionale per la quale si erano battuti gli Illuministi, ma quella della “tazzina al bar”, a me personalmente fa paura.

Una classe dirigente di tal fatta, altro non può che portare il nostro Paese allo sfascio e allora si capisce anche come sia stato possibile ad un tizio, nominato alto commissario per l’emergenza, comprare dai cinesi una valanga di mascherine che non valgono un piffero per 800 milioni di euro!

Oggi, se bisogna aggiungere un posto in più ad una tavola, ebbene quel posto dovrebbe essere destinato al buonsenso.

Gian Battista Cassulo

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