RICORDATO IL 25 APRILE A NOVI LIGURE

UNA GIORNATA ALL’INSEGNA DELLA STORIA E DELLA MEMORIA

Come ogni anno in Piazza Giovanni Pascoli a Novi Ligure (Al) di fronte al Monumento ai Caduti della Resistenza, si sono riunite, le Autorità cittadine, i rappresentanti delle Forze dell’Ordine, delle Associazioni d’Arma e delle Associazioni di volontariato, per ricordare questa giornata che deve rappresentare veramente la “Festa dell’identità italiana”, ma che purtroppo è puntualmente rovinata da chi “vorrebbe metterci sopra il cappello” a fini partitici, rivendicando primogeniture.

L’8 settembre 1943

Su quanto accadde nel nostro Paese dopo la sciagurata data dell’8 settembre 1943 che, con la fuga del Re a Brindisi e l’ambiguo messaggio di Badoglio, lasciò nel caos i nostri militari impegnati sui vari fronti di guerra e lasciò la popolazione civile allo sbando la parola, più che ai politici dovrebbe andare agli studiosi e in primo luogo alle Università, che dovrebbero attuare una rigorosa ricerca scientifica su quel nostro trascorso storico che ci trasciniamo dietro come un pesante fardello.

Le parole inascoltate di Vittorio Foa

In questo senso certamente, aveva ragione Vittorio Foa quando diceva a tal proposito: “Mi sento antifascista e basta. Il discorso potrebbe chiudersi qui, per me è un problema del passato” e aggiungeva “Nell’immediato dopoguerra, per l’abilità sia di De Gasperi, sia di Togliatti, s’impose l’idea che l’Italia avesse partecipato al conflitto dalla parte dei vincitori. Si riuscì a fare dimenticare che l’Italia la guerra l’aveva persa dimostrando il contrario. Come? Una strada fu quella di dire che gli italiani erano sempre stati antifascisti, ma non è vero. È un mito che abbiamo costruito noi, da una parte con la Resistenza, dall’altra con il comportamento di De Gasperi alla conferenza di pace. Con effetti negativi. Ci sono dei difetti che ci siamo trascinati dietro nel tempo. Una non sufficiente comprensione di che cosa è la legalità e in ultima analisi lo Stato. Si è creato un qualcosa di malato nell’unità nazionale. la mia è anche un’autocritica. Noi abbiamo lavorato fortemente per creare un’immagine dell’Italia del periodo fascista non compromessa con il regime. Questo è sicuramente un elemento mitologico, non corrispondente alla realtà, che siamo riusciti a fare entrare di prepotenza nella storia del dopoguerra” (Fonte: la Repubblica del 19 dicembre 2003, intervista di Goffredo De Marchis)

Un impegno per il futuro

Appunto, siamo prigionieri di un mito che dobbiamo sfatare e finalmente guardare con gli occhi della rigorosa analisi storica quel controverso periodo che dall’8 settembre del 1943 ci portò al 25 Aprile del 1945 e far sì che, ad esempio, in una piazza come quella di Novi Ligure, a poche decine di metri l’uno dall’altro non vi siano più tre Monumenti dedicati ai Caduti di quegli anni, l’uno ai militari della Divisione Acqui massacrati a Cefalonia, l’altro ai Martiri delle Foibe e l’altro ancora a quelli della Resistenza, dove oggi si è tenuta la Cerimonia per il 25 Aprile, ma solo un solo e unico grande Monumento eretto in ricordo di un comune sacrificio.

Gian Battista Cassulo

Servizio video e fotografico di Umberto Cecchetto in collaborazione con Fausto Piombo

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