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L'Amarcord di un tempo "meno salato" ma "più dolce"

La Febbre del Sabato Sera di qualche anno fa

La febbre del sabato sera 2

 

Il contesto storico politico dell’epoca

 

Ho appena finito di leggere l’articolo postato dai “Vitelloni anni 2000” sulla loro “Febbre del Sabato sera” e allora mi è venuto in mente la mia “febbre”, quella degli anni’70 e ’80, quando il nostro Paese si stava preparando a vivere la stagione della “Milano da bere”. Il boom economico degli anni Sessanta era appena terminato e la 600, la 500, per non parlare della mitica Vespa, che tanto avevano segnato la vita di quelle famiglie nate sulle fumanti macerie della Seconda Guerra Mondiale, stavano passando di moda perché  il processo di “americanizzazione” della nostra società, la cui crescita era stata finanziata dal Piano Marshall, aveva fatto passi da gigante  cambiando quindi anche gli status symbol in voga.

 

Non c’era tanto da ridere in quegli anni perché allora, come oggi, l’Italia era in crisi (ma siamo stati sempre in crisi?). Nel 1973 c’era la Guerra del Kippur e qui si andava a piedi perché di petrolio non ne arriva più, in America i “figli dei fiori” cantavano “mettete dei fiori nei vostri cannoni” e Jimmy Carter si apprestava a porre fine alla sanguinosa guerra del Vietnam  anche perché gli Usa erano ancora “sotto  shock” per il Watergate che costrinse Richard Nixon a fare le valigie dalla Casa Bianca. Da noi le cose non è che andassero molto meglio: il “rumor di sciabole” del tentato golpe di Junio Valerio Borghese da un lato era stato appena sopito che Licio Gelli, abbandonando la sua attività di venditore di materassi, iniziava a gettare le basi per il suo “Piano di Rinascita Nazionale” (1975) che prevedeva: il controllo dell’informazione, il sistema elettorale maggioritario, il presidenzialismo e la riforma della costituzione (quello che praticamente si sta verificando in questi giorni con il governo Renziscusate il ritardo”).

 

Un piano questo contro il quale si erse a baluardo della libertà il Partito Comunista Italiano dell’epoca, che, con Enrico Berlinguer , si apprestava ad una svolta occidentale (l’eurocomunismo) ed apriva un inedito canale di collaborazione con la Democrazia Cristiana di Aldo Moro, il quale per questa sua scelta politica (che poi si concretizzò negli anni 2000 con la fusione tra la Margherita e i Democratici di Sinistra, dando vita all’attuale PD) ci rimise la vita (1978).

 

E sull’onda di questi tragici avvenimenti, segnati da feroci attentati (come quello dell’Italicus per non citare quelli di Piazza della Loggia 1974  e prim’ancora quelli di Piazza Fontana 1969), l’Italia sfocia negli anni Ottanta, con la speranza lasciarsi alle spalle quel difficile decennio, ma la Strage di Bologna del 2 agosto richiamò tutti alla dura realtà per affrontare la quale la Politica italiana aprì una nuova pagina: quella del decisionismo di Bettino Craxi (1983) che naufragò nemmeno dieci anni dopo con i fatti di Tangentopoli (17 febbraio 1992) che tradì le aspettative perché mise sotto accusa solo una parte del vecchio establishment  politico. Ma tra la gente comune si accese il desiderio di prendere parte alla vita del Paese con una partecipazione politica “dal basso” (il popolo dei fax) che trovò nuova linfa nell’associazionismo e nel volontariato,anche culturale (la nascita dei “Comitati per la Difesa della Costituzione“),  e contestualmente in un rinnovato interesse verso i partiti politici.

 

Ma i giovani dell’epoca come vivevano questo periodo? Indubbiamente, come abbiamo detto prima, con un rinnovato impegno verso la vita pubblica del Paese, ma anche cercando di divertirsi nel modo più spensierato.

Il “sabato sera” dei giovani degli anni Settanta e Ottanta

 

 

Il sabato sera di questi ragazzi degli anni Settanta e Ottanta era ben diverso da quello dei ragazzi degli anni Duemila. Anzitutto perché a quell’epoca con centoquaranta mila lire, l’odierna paghetta che un contemporaneo chiede ai propri genitori per uscire al fine settimana, ci si faceva la spesa per mantenere la famiglia per tutto il mese (altro che gli 80 euro di Renzi!!!), e poi perché, se si esclude alcuni ricconi, nella normalità tanti soldi in giro non c’erano.

 

E qui permettetemi di trasformare questo racconto in una nota autobiografica di chi è sempre appartenuto alla categoria dei “meschinetti”, ovvero il sottoscritto.

 

Mi ricordo ancora che, un sabato sera prima di uscire, chiesi a mio padre diecimila lire e lui mi rispose che me le aveva già date. Io gli feci notare che effettivamente l’aveva fatto, ma un mese prima e che le avevo già spese tutte. Solo il buon cuore di mia madre risolse quella situazione e così potei uscire con gli amici per godermi la serata.

Ma com’erano le serate standard di quei tempi? Ve le illustro.

 

Per iniziare ci si ritrovava il sabato sera intorno alle 20.30 a Novi Ligure non “nel” ma “davanti” al bar Elvezia per gli appuntamenti. Dico si stava “davanti” perché se si entrava si doveva consumare qualcosa e i casi erano due: o si consumava al bar e poi non si avevano i soldi per entrare in discoteca o non si entrava al bar, ma si entrava in discoteca. Delle due, l’una. Nonostante i freddi boia d’inverno o il caldo torrido d’estate, il nostro luogo di ritrovo, prima del gran tour serale, era “sotto le stelle” dove ci trovavamo tutti azzimati, con pantaloni talmente stretti in vita da far saltare ad ogni respiro tutti i bottoni, pantaloni che  terminavano a “zampa d’elefante” e che bene nascondevano le Malboro e i cerini Minerva conservati nei calzini perché quello era l’unico posto, in quella “ristrettezza” non solo economica ma anche di stoffa, in cui c’era spazio. Anche le camice non erano da meno e non ti permettevano eccessivi movimenti. Beata gioventù! A quei tempi eravamo tutti tirati come aringhe e nessuno di noi aveva il problema della “pancetta”. Ma anche le ragazze erano tirate, perché d’inverno arrivavano con dei maxi-cappotti lunghi fino ai piedi, volutamente, nonostante il freddo cane, lasciati aperti sul davanti per fare intravedere le vertiginose minigonne che portavano sotto e noi ad ogni loro falcata lanciavamo dei sospiri da stadio. E non vi dico il subbuglio che ci si rimescolava dentro quando le facevamo salire in macchina per accompagnarle in discoteca: nel momento in cui si sedevano per noi, di fronte a quello spettacolo, era come toccare il cielo con un dito. E già quello valeva tutta la serata.

 

Gli appuntamenti di fronte all’Helvetia si esaurivano intorno alle 21.30 perché quella era l’ora “x” nella quale si andava a ballare, presentandosi nei dancing “belli freschi e riposati” e pronti alle conquiste.

 

Quando si avevano pochi soldi in tasca si andava d’estate a ballare nelle varie sagre paesane e d’inverno o al Revival di Novi, sotto la ex Nitens o al Neu di Pozzolo. A volte ci si spingeva anche  al Lavagello di Castelletto d’Orba o al mitico Mulino di Borghetto, ma queste erano mete “chimeriche”.

 

L’estate per noi era la stagione più propizia, perché andando a ballare alle sagre si risparmiava, anzi a volte non si pagava nemmeno, in quanto  queste feste si svolgevano normalmente (e si svolgono) in luoghi aperti, dove l’ingresso era ad offerta o, caso raro, a pagamento quando c’era l’orchestra “di grido”.  In quel caso, poiché all’interno di queste improvvisate sale da ballo non v’erano i servizi igienici, i gestori permettevano di uscire per recarsi ad espletare i propri bisogni tra le “fresche frasche”del circondario, rilasciando una contromarca da esibire poi per il re-ingresso. Ed era lì la nostra “arma segreta”. Perché normalmente ad inizio serata entrava uno della nostra compagnia pagando regolarmente: il suo compito era quello di controllare l’ambiente per poi uscire, munito dell’apposito contrassegno e relazionarci sulla fauna femminile presente che se era consona ai nostri giovanili appetiti, ci convinceva ad entrare. Ma, attenzione, non entravamo tutti!!! In genere entravano solamente due della nostra compagnia, i quali stavano dentro per un’oretta e poi con la contromarca uscivano, dandola  ad altri due amici e così via. Si poteva dire che noi facessimo delle serate “paga due entra otto”. Normalmente chi ci metteva la macchina era esentato da questo pagamento ed entrava di diritto mentre gli altri si autotassavano. Salvo non incappare in qualche gestore particolarmente “scafato” che assieme alla contromarca chiedeva anche l’esibizione dei biglietti!!!

 

Ma bisognava fare presto in questo gioco di squadra poiché normalmente, intorno a mezzanotte, l’orchestra suonava i suoi ultimi pezzi ed anche nei locali a la page le serate terminavano attorno alla una, massimo dei massimi alle due di notte.

 

E lì, per chi era riuscito a rimorchiare, cominciava il più bello, dato che poteva contare sulla complicità delle campagne attorno a Novi che offrivano un meraviglioso set per le ore più dolci prima di rientrare felici e contenti a casa, in punta di piedi, e stando bene attenti a non svegliare i genitori, non più tardi delle tre del mattino.

 

 

Queste erano le nostre serate che con la modica spesa di cinquemila lire ci permettevano di vivere, veramente bene, e di regalarci quei ricordi che ancora oggi ci portiamo dentro.

 

 

Gian Battista Cassulo Un vitellone degli anni’80
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