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Le riflessioni di Carmelo Balbi tra Arenzano, Busalla e il Cuneese

La pallapugno, gli scontri politici e i misteri della sanità…

La pallapugno metafora degli scontri politici locali

La pallapugno metafora degli scontri politici locali

 Per avere un’idea di come in una delle infinite situazioni della vita la risposta al tiro deve essere immediata, quasi istintiva, al tempo potente e calibrata è sembrata appropriata una trasferta da Arenzano a Dogliani nel comunale sferisterio in occasione di una combattuta partita di palla pugno tra la squadra locale e quella assai rivale di Bra.

Ritornando poi sul terreno delle amichevoli dispute che “INCHIOSTRO FRESCO” ospita e per le quali si espone anche a censure equivoche, ad interventi poco commendevoli di esponenti politici locali i quali sembrano avere la pretesa di mettere sempre la parola fine, un sigillo, su questioni tutt’altro che dipanate, la regola del palla pugno di Dogliani contro Bra non risulta evidentemente applicabile.

Per dire che la velocità impressa, sia pure a parole, alle decisioni nella politica e nella amministrazione pubblica va contemperata con una sana riflessione sugli ostacoli dei quali sono disseminati i percorsi, anche per evitare, per esempio, che errori nella interpretazione di norme possano poi essere interpretati come incauti tentativi di raggirare le leggi emanate dagli stessi soggetti costretti, in seguito, per le più diverse ragioni, a violarle.

A questo punto, s’intende, con il garbo che la persona intervistata a suo tempo da INCHIOSTRO FRESCO merita, ritornare brevemente sulla vendita ad ARTE degli immobili che la deliberazione della ASL 3 genovese n. 1265 del novembre 2011 aveva elencato come sostanzialmente appartenenti al patrimonio disponibile della Regione Liguria.

Il Presidente della Commissione Bilancio del Consiglio della Regione Liguria, intervistato da INCHIOSTRO FRESCO, dopo la comparsa sul sito di un sintetico pezzo tendente a mettere in dubbio la legittimità della cartolarizzazione degli immobili elencati dall’ASL 3, sparsi un po’ in tutta la Regione, si preoccupava di certificare il comportamento perfettamente corretto della Giunta nel offrire il Bilancio dell’Ente e, secondariamente, la legittimità, nel senso della conformità ad una legge nazionale, della quale si omette di indicare le necessarie coordinate, della vendita di tali immobili, una volta che gli stessi siano sollevati dal “misterioso vincolo sanitario” di cui agli artt. 65 e 66 della Legge n. 833 del 23 dicembre 1978.

Escludendosi la opportunità di una esposizione completa dello studio delle norme contenute nella sopra citata Legge istitutiva del Sistema Sanitario Nazionale e delle stesse ASL, considerate da subito, con grande giubilo, come braccia sanitarie dei Comuni, va invece rammentato che la questione era stata sollevata per gli immobili derelitti (ruderi) di via Roma a Busalla e per l’ex Dispensario Provinciale collocato in posizione sopraelevata rispetto alla stessa strada, anch’esso da lungo tempo inutilizzato, ricettacolo di eventuali sbandati e sicuramente frequentato da grossi roditori.

Il vecchio ospedale Maria Teresa di Arenzano

Il vecchio ospedale Maria Teresa di Arenzano

 Un inevitabile pensiero mosse anche per l’ex Ospedale Maria Teresa di Arenzano della cui sorte ci si era già occupati sempre percorrendo il sentiero della tutela di un immobile collocato in posizione cruciale della “Città Ospitale”, in prossimità della bellissima Parrocchia dedicata ai Santi Nazario e Celso e all’Oratorio assai pregevole di Santa Chiara, da pochi giorni oggetto della consueta popolare devozione.

Nessuna intenzione di speculare miseramente sulla correttezza della Giunta nella predisposizione del bilancio, indagine del resto impossibile per chi non abbia completa e penetrante conoscenza dei relativi procedimenti e di tutti i dati aggregati della gestione.

Quello che sostanzialmente si è cercato di capire è la natura del vincolo sanitario imposto dalla citata legge nazionale istitutiva del Servizio secondo le disposizioni contenute in essa, nel contesto dei principi del nostro Ordinamento giuridico.

Una prima soluzione del quesito, quella che appare conforme alle disposizioni civilistiche, appare di configurare il vincolo come un diritto reale di godimento su cosa altrui (jura in re aliena), al punto di ipotizzare la proprietà (nel patrimonio) dei Comuni quando il vincolo di cui trattasi venga rimosso, non per alienazione, ma per non essere, il bene, più destinato all’ASL utilizzatrice.

E del resto la legislazione Regionale in materia è senza alcun dubbio incostante ogni volta che per ragioni di bilancio viene presa in considerazione la possibilità di una alienazione dei beni del patrimonio disponibile.

Un esempio, tra altri, si ricava dalla legge della Regione Liguria n. 37 del 1° settembre 1982, proprio in tema di svincolo dei beni di cui in fabula e loro reimpiego.

All’art 2 di tale legge si stabilisce che l’iniziativa per lo svincolo può essere assunta dal Comune proprietariodei beni, ovvero dalla unità sanitaria locale destinataria.

Come noto, anche ai i pochi residui sostenitori della legittimità dell’esproprio per pubblica utilità, il diritto di proprietà gode nel nostro strano Paese di ampia e granitica tutela.

Avessero una stessa protezione gli assegni esigui di milioni di pensionati e un qualche sostegno economico straordinario i milioni di giovani disoccupati involontari, i nostri Governanti potrebbero correre un po’ meno, stringere meno mani, selezionare meglio il personale politico e aprirsi così alla fiducia popolare.

Ora che i beni immobili di cui si è tentato di trovare dei legittimi proprietari sono stati venduti ad ARTE, società di proprietà della Regione Liguria, i giochi, come si sente dire nei migliori Casinò, sembrerebbero fatti.

A meno che un diverso epilogo compromissorio si verifichi come accadde nel famoso processo Bruneri-Canella, diversi anni dopo la fine del primo conflitto mondiale e il rientro alle proprie case di presunti dispersi, come il clamoroso caso del Professore Cannella, filosofo e giornalista di rilievo.

Quando i migliori Avvocati Italiani si trovarono a sciogliere un dubbio atroce sulla vera identità del reduce Bruneri rispetto a quella del Cannella, reduce arrivato nella sua Collegno dopo l’altro, già accolto nel talamo coniugale dalla moglie di Cannella, a quanto risulta dagli atti, convinta dalla grande somiglianza dei due.

La saggezza popolare di quegli anni durante i quali era iniziato il ventennio Fascista fece giustizia delle incertezze e delle lungaggini legali risolvendo così il delicato problema: per una parte del corpo era tutto Bruneri, per l’altra era sicuramente tutto Cannella.

 Arenzano 16 agosto 2014

 Dott. Carmelo Balbi

Dott. Carmelo Balbi
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