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Gianni e Pinotto riflettono al bar sulle vicende dell'Is

Sotto le bandiere nere dell’individualismo

Gianni e Pinotto, che ormai tutti voi conoscete, sono diventati degli habitué di via Girardengo, e hanno preso l’abitudine, al mattino, prima di andare al giornale,  dove Gianni fa il portiere mentre Pinotto è l’addetto alle pulizie dei servizi igienici, di prendersi un buon caffè, macchiato caldo con una spolverata di cioccolata sopra e con due bustine di zucchero, il primo, ristretto e senza niente, il secondo. E sorseggiando il caffè Gianni, noto tirchio del basso Piemonte, legge una copia de La Stampa del bar, mentre, Pinotto che proprio di soldi non ne ha, sfoglia, da buon sinistrorso, la Repubblica del giorno prima raccattata su una panchina della stazione ferroviaria alle cinque del mattino.

La notizia del giorno

La notizia del giorno (o forse del giorno prima) è quella della macabra esecuzione del giornalista americano in Iraq da parte dell’Is. “Accidenti che fine orrenda ha fatto questo ragazzo– dice Pinotto che della violenza ha sempre avuto paura – ma è morto bene, un po’ come il nostro Quattrocchi”.

Mah – risponde Gianni – Quattrocchi ai suoi aguzzini ha intimato di far presto a sparare perché voleva far vedere come moriva un italiano, mentre il reporter americano ha accettato, prima di essere sgozzato, di pronunciare parole contro l’Occidente, però – conclude amaramente Gianni – in quelle condizioni, povero ragazzo, è da capire”.

I due si immergono nuovamente nella lettura, anche se Gianni, quel navigato mandrillo, ogni tanto viene distratto da qualche “bipede femminile” taccuto e con la pelle ambrata, desideroso di esporre la sua abbronzatura, magari conquistata a caro prezzo, in qualche spiaggia esotica del mondo dove ancora l’integralismo non è arrivato, ma che forse, nel quadro di questa globalizzazione, molto probabilmente non tarderà a farvi capolino.

I black-blok

Sembra che questo moderno boia sia un londinese doc” dice Pinotto.

Mah, da quanto si legge pare che addirittura sia nato e cresciuto in un quartiere dell’est di Londra” risponde Gianni, il quale all’improvviso si fa pensieroso e dice “In redazione, nella biblioteca, c’è un libro di un certo Cassulo, sai quell’antipaticone che quando entra al giornale grida sempre e dice che non facciamo mai niente”. “Ah si – risponde Pinotto – anche a me sta un po’ sui cosiddetti, perché ti fa capire che lui appartiene ad una élite dirigente mentre invece noi due siamo meno di niente!!!”.

Pinotto sei un genio!!! – esclama con un sorriso a trentadue denti Gianni – Perché è proprio da questa questa tua frase che forse si potrebbe capire le dinamiche che muovono questi novelli terroristi”.

Come sarebbe a dire?” chiede Pinotto.

Semplice. Ti dicevo che in biblioteca c’è un libro di Cassulo, la Gabbia,  scritto nel 2001, quando a Genova c’era il G8. Durante i miei turni in portineria, me lo sono letto e lì Cassulo raccontava dei black-blok, una specie di esercito organizzato, con tanto di banda musicale che, prima degli attacchi in circolo attorno ad un militante sventolante la bandiera nera, suonava un lugubre inno alla battaglia, dopo di ché per le vie di Genova si scatenava l’inferno

E le Forze dell’Ordine?” fa Pinotto

Eh… le Forze dell’Ordine facevano quello che potevano, perché forse il loro lavoro di intelligence non era riuscito a prevedere quel tipo di presenza organizzata dato che, per come si muovevano i black-blok per Genova, pur non essendo del posto, vi circolavano come se vi fossero nati e cresciuti”.

La Gabbia copertina

 

 

I nemici tra di noi

Gente che vive tra di noi, dunque” riflette Pinotto

Esatto – dice Gianni – molto probabilmente sono ragazzi anarchici, oppure con una fede religiosa integralista che vedono nella ribellione una loro identità” “Cioè” chiede Pinotto

Eh… vedi Pinotto io e te – gli spiega Gianni- nel bene o nel male qui in città un ruolo ce l’abbiamo. La gente sa che lavoriamo in un giornale, ogni tanto ci ferma per segnalarci questo o quell’altro fatto, ci danno degli articoli chiedendo di passarli ai nostri capi per farli pubblicare, insomma ci sentiamo investiti, sia pur nel nostro piccolo, di un ruolo sociale, ma alcuni ragazzi, anzi direi una gran parte di loro, si sentono emarginati perché, in questi tempi il lavoro scarseggia, le opportunità sono sempre più risicate con la conseguenza di creare  la caduta verticale di ogni speranza e di ogni capacità di saper sognare, accentuata anche  dal tramonto delle vecchie ideologie, che una volta, nel bene o nel male, sapevano disegnare un futuro, indicare una meta, mentre al giorno d’oggi stiamo assistendo, come dicevi tu prima – aggiunge Gianni – ad una sfacciata materializzazione di quelle élite dominanti, che vi sono sempre state, ma che prima erano tenute a bada da una sorta di partecipazione politica di massa dal basso e che oggi stanno rialzando la testa per conquistare il potere per il potere”.

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Le nuove élite dominanti e l’individualismo galoppante

Accidenti Gianni mi fai venire paura con quello che dici!” fa Pinotto tutto preoccupato

E c’è proprio da aver paura, caro il mio Pinotto – risponde accigliato Gianni e questa volta per nulla distratto da un procace esempio di bellezza femminile transitante sulla sua lunghezza d’aria-  dato che in questo quadro i giovani, proprio per conquistarsi un ruolo sociale e uscire dall’anonimato nel quale una mobilità sociale che prima era garantita da quei processi di imitazione positivi che proprio le ideologie fornivano, si gettano ora nella esasperazione dei loro atti.

“Come sarebbe a dire” chiede Pinotto

Gli ultras negli stadi ricercando in un capo, spesso chiamato ras, la loro guida e tatuandosi per sentirsi parte di un gruppo, tentano di trovare la loro identità e di sentirsi così attori in una società che premia l’individualismo. Lo stesso meccanismo – precisa Gianni – lo si può trovare in quei ragazzi di seconda generazione i cui genitori negli anni ’80 erano emigrati dai Paesi extra-comunitari, che oggi, pur nati e cresciuti nei Paesi europei, europei non si sentono perché si considerano discriminati e anonimi e proprio per uscire da questo loro anonimato, per sentirsi qualcuno, per riscattare la loro immagine, si riversano nell’integralismo più assoluto, arruolandosi sotto quelle bandiere, nere, che gli permettono per un attimo di sentirsi qualcuno… magari con un atto feroce”.

ISIS-Iraq

Gianni & Pinotto
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