Home | Io penso dunque sono | A CENTOCINQUANT’ANNI DALLA FONDAZIONE DELLA I INTERNAZIONALE

La nota di "ermeneutica politica" a firma di Franco Astengo

A CENTOCINQUANT’ANNI DALLA FONDAZIONE DELLA I INTERNAZIONALE

Il 28 settembre 1864, nel corso di un comizio promosso in solidarietà alla Polonia – paese allora smembrato e sottoposto al giogo dell’aristocrazia feudale, veniva proclamata a Londra la costituzione della I Internazionale. Il suo vero nome di fondazione fu: «Associazione Internazionale dei Lavoratori». Carlo Marx ne redasse il celebre «Indirizzo inaugurale», che svolse cominciando con queste parole:
«È una grande verità di fatto che la miseria delle classi operaie non è scemata negli anni che vanno dal 1848 al 1864, benché proprio questo periodo non abbia confronto negli annali della storia per riguardo allo sviluppo dell’industria e all’incremento del suo commercio».

qost

L’Associazione Internazionale dei Lavoratori nacque come organo comune dei sindacati inglesi e francesi, con la partecipazione di un certo numero di esuli di altri paesi europei che in quel periodo vivevano a Londra.

E’ importante tener presente questo fatto, e cioè che essa fu in origine un organismo sindacale, espressione delle solidarietà degli operai organizzati in Francia e in Gran Bretagna, e non un movimento politico, anche se fin dall’inizio gli elementi di “coloritura politica” c’erano eccome.

In nessun altro modo però l’Internazionale avrebbe potuto iniziare la sua attività, almeno nei suoi paesi d’origine.

In Francia, nonostante che l’anno precedente (1863) per la prima volta da quando era nato il Secondo Impero gli operai avessero potuto presentare loro candidati, quasi nessuna organizzazione politica operaia poteva agire apertamente.

Lo stesso movimento sindacale si avviava appena allora a essere trattato con maggiore tolleranza, man mano che Napoleone III minacciato dalla crescente opposizione borghese al suo regime, cominciava sia pure con molti tentennamenti a considerare la possibilità di servirsi della classe operaia o – almeno – di una parte di essa, perché svolgesse il compito di contrappeso rispetto ai suoi avversari borghesi.

Nel 1864 i sindacati erano ancora illegali in Francia, per quanto fosse consentito loro di esistere sotto la forma di società di mutuo soccorso.

L’Internazionale fu così fondata come un movimento unitario anglo-francese, al quale si sperava di assicurare la collaborazione di gruppi stranieri di orientamento affine.

A questo scopo furono invitati a prendere parte ai lavori uno scelto manipolo di esuli residenti a Londra.

Marx dovette il suo invito soprattutto al fatto che due suoi amici, il sarto tedesco Georg Eccarius e l’orologiaio svizzero Hermann Jung, avevano ottenuto un incarico nel movimento sindacale inglese: essi riuscirono a farlo includere nella lista sin dall’inizio.

I francesi che presero parte ai lavori del’64  furono Henri-Louis Tolain, Charles Limousin, E—C Fribourg, Eugene Varlin ed Eugene Dupont erano tutti artigiani parigini, salvo Dupont che viveva a Londra, ed erano rappresentanti di quelle piccole industrie che erano ancora tanto in auge.

Gran parte dell’Indirizzo Inaugurale del congresso, redatto da Marx così come gli stessi Statuti, fu dedicato a un’energica esposizione del contrasto  fra il rapido incremento della ricchezza materiale e del reddito nei principali paesi industriali e il perdurare di una cruda miseria tra la grande massa dei lavoratori.

Di contro a questi fatti, Marx si soffermava sulla grande vittoria riportata dall’economia politica della classe operaia su quella della borghesia, vittoria incarnata in Gran Bretagna dalla legge delle dieci ore del 1847 e dalla legislazione di altri paesi relativa alle fabbriche.

Nell’occasione Marx salutava anche il buon esito della creazione di fabbriche cooperative a gestione operaia, a dimostrazione delle capacità della classe operaia e preannuncio della democrazia industriale dell’avvenire.

Al tempo stesso affermava che la massa dei lavoratori non avrebbe mai potuto emanciparsi con sola cooperazione volontaria e che, per dar vita ad un nuovo ordine industriale, era necessaria un’azione su scala nazionale.

Secondo Marx i lavoratori avrebbero dovuto organizzarsi per la conquista del potere politico.

Contemporaneamente essi dovevano costituire propri movimenti sindacali sul piano sia nazionale sia internazionale, movimenti che avrebbero dovuto avere il compito, insieme, di proteggere la condizione dei lavoratori e, insieme, di preparare strumenti per l’instaurazione di un nuovo ordine.

Marx nel ’64  vedeva profilarsi all’orizzonte europeo la possibilità della rivoluzione e puntava a fare tutto il possibile perché il movimento operaio si dotasse della possibilità di acquisire sul piano organizzativo la forza per consentire di affrontare le situazioni che si sarebbero venute e creare.

Nella sostanza i compiti che, attraverso il testo dell’Indirizzo inaugurale e degli statuti, si intendevano assegnare all’Internazionale per l’immediato futuro erano quelli di combattere per migliori condizioni di lavoro, sia attraverso metodi sindacali, sia mediante un’agitazione tendente a ottenere leggi sulla linea di quella delle 10 ore.

Nello stesso tempo si trattava di mettere in piedi un partito operaio che puntasse alla conquista del potere politico.

Il problema dell’organizzazione dell’industria sotto il controllo operaio poteva essere rinviato a quando i lavoratori avessero conquistato il potere.

La questione del potere politico risultò in questo modo al centro del dibattito fino al Congresso di Ginevra che si sarebbe svolto nel 1866: il primo passo però per un’organizzazione strutturata del movimento operaio, sia a livello internazionale, sia a nazionale era stato compiuto.

Per la redazione di questo testo sono stati consultati:

George D.H. Cole “Storia del Pensiero Socialista” volume II “Marxismo e Anarchismo” Laterza, Bari 1967

“Storia del Marxismo” volume I “Il Marxismo ai tempi di Marx” a cura di Eric J. Hobsbwn, Einaudi Editore 1978

 

Franco Astengo
Gentile utente, ti ricordiamo che puoi manifestare liberamente la tua opinione con un commento all'articolo, che verrà moderato dalla redazione prima della sua pubblicazione. Affinché il tuo contributo possa essere pubblicato, dovrà attenersi alla Policy di utilizzo del sito: evita gli insulti, le accuse senza fondamento e mantieniti in topic.

Commenta l'articolo

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato* Campi obbligatori *

*

Torna ad inizio pagina