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Insediato venerdì pomeriggio il nuovo consiglio

Genova : l’alba della Città Metropolitana

consiglio 1 Nella sala ereditata dal consiglio provinciale disciolto, a Palazzo Doria-Spinola, si è insediato ieri pomeriggio il Consiglio della Città Metropolitana, che entrerà nel pieno delle sue funzioni il 1 gennaio 2015. Fino ad allora il compito istituzionale conferito dalla legge al Sindaco di Genova, Marco Doria che lo presiede, ed ai diciotto consiglieri eletti il 5 ottobre scorso, per la prima volta dal 1948 con un’elezione indiretta, alla quale hanno potuto partecipare solo i sindaci ed i consiglieri comunali del territorio della vecchia provincia genovese, sarà quello di dare uno Statuto alla nuova istituzione.

A dominare il rito dell’insediamento, più che la convinzione di assistere alla più radicale riforma politica di un’istituzione repubblicana dal lontano 1945, quando il Comitato di Liberazione Nazionale ricostituì la provincia dopo la caduta del regime fascista, come ricorda una solitaria tabella in ottone nascosta in una sala attigua, è stata decisamente l’incertezza tra i consiglieri stessi sulla natura del nuovo organo. Perfettamente ripartiti a fronteggiarsi nove a nove, sui tavoli ai lati del seggio di Marco Doria, che presiederà il consiglio ed il nuovo organo, i convenuti hanno assistito in un silenzio quasi religioso, alle pratiche burocratiche di insediamento. E così il Sindaco Doria, provvidenzialmente assistito dal Segretario generale dell’Ente Piero Araldo, ha provveduto allo svolgimento dei voti sulla conferma dei consiglieri eletti e sul regolamento di funzionamento del Consiglio, con l’inesperienza evidente di chi certamente due anni fa non avrebbe mai immaginato di finire catapultato, in nome del taglio alle spese, a presiedere, oltre che la sua Giunta a Tursi, anche Palazzo Spinola.

Espletati rapidamente, e con una certa sufficienza in vero, le formalità burocratiche ecco che il clima assume le vesti delle occasioni solenni, Marco Doria, nello stile appreso in anni di insegnamento universitario, si sfila l’orologio dal polso e lo deposita sul tavolo difronte a se, perché il tempo, per un professore, è sempre una sfida aperta tra l’esigenza della sintesi e quella della completezza. Il tema che domina l’uomo della strada, e le cui immagini tutta Italia ha ancora presenti, entra solo accennato nel discorso del Sindaco-presidente, il quale ha preferito fra svolgere una breve informativa sullo stato delle cose al Segretario generale Araldo. Ascoltando le sue parole, una litania di strade provinciali ancora chiuse, di edifici scolastici in dissesto, e soprattutto la quantificazione delle esigenze immediate pari a due milioni di euro per gli interventi urgentissimi ed ulteriori sette per quelli urgenti, si comprende forse perché non era il caso di soffermarsi troppo, nella solennità dell’evento alla contingenza del momento.

Terminata la relazione introduttiva i consiglieri prendono la parola un po’ per volta, in ordine sparso, il primo è Roberto Levaggi, Sindaco di Chiavari, il quale in uno slancio di solidarietà tra colleghi, ma anche certamente di valenza politica, essendo egli un esponente del Nuovo Centro Destra, difende l’operato dei Sindaci difronte alle catastrofi come quella di venerdì e sabato scorso, a fronte delle critiche che la cittadinanza è solita rivolgere agli amministratori locali. <>, li giustifica Levaggi. Il riferimento, indiretto, alle feroci polemiche che hanno investito Marco Doria e molti sindaci dei comuni interni negli ultimi giorni, comprese le numerose richiese di dimissioni, è evidente. Che sia il sintomo di un clima da larghe intese, plasticamente rappresentato alle ultime elezioni dalla decisione di costituire un listone unico tra Partito Democratico, Forza Italia, Nuovo Centro Destra e Sinistra Ecologia Libertà oppure un mal comune, mezzo gaudio, sarà solo il tempo a dircelo.

Un consigliere in quota Partito Democratico, a seduta finita, osserva come tra gli eletti i democratici ne possano contare solo sei, un po’ pochi. Specie se si pensa, insiste, che in altre realtà italiane, dove il Partito ha scelto di correre con la sua lista, ha praticamente stravinto. Ma per la durata della prima seduta gli auspici di collaborazione si intrecciano al problema pressante, che ricorre spesso negli interventi, sulle funzioni che il nuovo organismo dovrà svolgere. Qui le opinioni si sovrappongono, tra chi, giunto dall’entroterra vorrebbe che la Città Metropolitana assolvesse i compiti delle disciolte Comunità Montane, chi richiama l’attenzione all’emergenza neve che tra un mese sostituirà quello dell’alluvione nei piccoli comuni, e chi si domanda quanto il nuovo ente potrà effettivamente fare in base ai fondi che avrà a sua disposizione.

La discussione, però, non va oltre la speculazione filosofica, dal momento che Doria richiama tutti all’ordine, rinviando il tutto a nuova seduta da tenersi entro dieci giorni. Compiti a casa per tutti, lo studio della proposta dell’Associazione Nazionale dei Comuni per lo Statuto della Città Metropolitana, da completare rapidamente entro la fine dell’anno. Nella speranza che nel frattempo si faccia più chiarezza sul destino del nuovo ente.

Mauro Bonavita
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