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Nell'incontro pubblico di ieri mattina a Montebruno

L’assessore Paita incontra le amministrazioni della Val Trebbia

montebruno incontro Il primo impatto, arrivando a Montebruno in mattinata, è con l’aria fredda della valle che raggela il ricordo delle precedenti giornate calde sulla costa. « Prima avevamo Consiglio, ma i caloriferi li abbiamo accesi per voi» scherza la Vicesindaco, Sabrina Garbarino, ma forse neanche troppo. «Abbiamo appena approvato lo statuto dell’Unione dei Comuni» spiega con evidente soddisfazione il Sindaco Mirko Bardini. Un Unione a cui fanno parte, oltre a Montebruno, anche Propata, Fascia, Rondanina, Rovegno, Fontanigorda e Gorreto. Risalta, nel quadro della Valle, lo smarcamento di Torriglia rispetto all’iniziativa « Noi teniamo la porta aperta comunque» chiosa Bardini.

Nell’ampia sala bianca del Consiglio Comunale si aspetta l’arrivo dell’Assessore regionale alle Infrastrutture ed alla Protezione Civile Raffaella Paita (Partito Democratico) che dovrà incontrare gli amministratori locali a due settimane di distanza dagli eventi alluvionali.

Sulla balaustra dell’ingresso, sfidando il freddo, alcuni consiglieri comunali del paese ingannano il crescente ritardo dell’ospite con una sigaretta e due chiacchiere. «Il rapporto con la Regione c’è» mi spiegano, «ma poi mancano i fatti concreti : abbiamo dei lavori urgenti da fare, altrimenti al prossimo evento climatico ci troviamo con due metri d’acqua sulla strada. Ma non è possibile che la Provincia venga a chiederci a noi i soldi del gasolio per far funzionare i macchinari. Non siamo Santa Margherita Ligure o Portofino noi. Qui soldi non ce ne sono» lamentano.
Il tema dei fondi, in ragione dei lavori di messa in sicurezza del territorio, domina, neanche a dirlo, un po’ tutti i discorsi dei convenuti. Fortunatamente il territorio della Val Trebbia non ha registrato eventi importanti come quelli di realtà limitrofe, anche se questo non vuol dire che non esistano delle questioni aperte, come ha ben spiegato il neo eletto Consigliere della Città Metropolitana, Arnaldo Buscaglia, presente all’incontro: « La nostra zona non ha sfondato a livello mediatico come altre, esclusivamente perché non c’è un centro così colpito come in altri territori. Però abbiamo altrettanti danni e criticità ». Rivolgendosi alla rappresentante della Regione ha lanciato un appello: « Chiedo alla Regione di considerare la Val Trebbia un territorio dove va gestita un’allerta».

A fare i conti nelle tasche dei Comuni è il meccanismo del ”patto di stabilità” che vincola le spese pubbliche al bilancio preventivo. Bilancio che, ovviamente, non tiene conto al suo interno delle voci necessarie per affrontare tutti gli interventi che questa emergenza ha riversato sulle spalle delle amministrazioni. Come mi spiega il Vicesindaco di Rondanina, Arnaldo Margini, il cui territorio è quello che presenta la criticità maggiore con l’interruzione della Strada Provinciale 13 del Brugneto (tra Rondanina e Montebruno), e della strada locale per la frazione di Retezzo che si è trovata isolata nell’emergenza. La stima degli interventi complessivi si aggira attorno ai seicento-settecento mila euro. «Anche se un minimo margine di risorse da spendere le abbiamo, ci troviamo a fare i conti con la spending review» denuncia. Nel suo intervento l’assessore Paita ha rivolto un invito ai Sindaci: « Non vi dico di spendere qualsiasi cosa, ma se urgenze immediate fatele» gli faccio notare. Tuttavia questo invito è stato accolto, invero, con un certo grado di scetticismo sia da Mangini sia da altri sindaci: « Ha detto così poi però le responsabilità sono sempre soggettive. Io lo accolgo l’invito, tanto sono vecchio ed in galera non ci vado» commenta sorridendo. I Comuni più piccoli, che sono esclusi dal meccanismo di limitazione della spesa, vivono una situazione diametralmente opposta rispetto ai vicini, nel loro caso l’assenza di risorse, che potrebbero investire immediatamente ma non possiedono. « Ho avuto due somme urgenze, nelle frazioni di Caffarena e Bavastrelli» elenca il Sindaco di Propata, Renato Cogorno, in una stanzetta limitrofa al riparo dagli schiamazzi che pervadono il rinfresco con focaccia offerto dal Municipio. « Stiamo facendo le schede di stima dei danni con i colleghi sul territorio, e qualche centinaia di migliaia di danni ce li abbiamo. Noi non abbiamo un patto di stabilità ma purtroppo neppure i soldi da spendere, vedremo se e quando arriveranno i soldi. Nel mio Comune sono circa trentacinquemila euro di danni di somme urgenze, io penso siano finanziati qualora non lo fossero…» lascia in sospeso aggrottando la fronte.

Ma non solo di alluvione si è parlato nell’incontro di oggi, ove l’Assessore regionale allo Sport Matteo Rossi, che ha fatto una rapidissima comparsa, risparmiandosi peraltro il lungo intervento della collega di Giunta, e soprattutto il Presidente del Parco Regionale dell’ Antola, Roberto Costa, hanno fatto il punto sul passaggio del Giro d’Italia in Val Trebbia. In particolare il presidente Costa, strenuo propositore dell’evento, ha commentato: « Sono sette anni che provo a portare sul nostro territorio il Giro. A qualcuno non piace perché pare un lusso che non ci possiamo permettere. Se viviamo il Giro come un qualcosa che passa ed il giorno dopo ripartiamo da zero, allora è un lusso che non possiamo permetterci. Se viviamo il Giro come un’occasione per presentare a milioni di persone il nostro territorio allora è un’altra cosa. Speriamo che lo capiscano tutti i produttori economici, dell’accoglienza ma non solo, pensiamo ai prodotti della nostra terra, dai canestrelli agli sciroppi, insomma tutti potranno ottenere un ritorno importante». Sulla situazione ha espresso l’auspicio che la scadenza del Giro possa funzionare come elemento di pressione nei confronti del Governo, della Regione e degli altri enti per agire con tempestività nei confronti delle situazioni di difficoltà.

Seduta al centro dell’ampio tavolo semicircolare della sala del Consiglio, Raffaella Paita ha ascoltato gli interventi, prendendo nota delle questioni che le venivano via via presentate da tutti i rappresentanti istituzionali del territorio.
Registrata la solidarietà personale del Sindaco di Fascia, Elvio Varni, per le accuse ricevute in queste settimane convulse, l’assessore ha iniziato il suo discorso difendendo il suo operato e quello della Giunta regionale nella vicenda alluvione. In merito agli attacchi ha spiegato come il Presidente della Regione Claudio Burlando, ricevuto l’incarico di Commissario del Governo per l’emergenza nel luglio scorso, ha subito chiesto all’Avvocatura dello Stato un parere sul procedere comunque negli interventi sul Bisagno, nonostante i ricorsi amministrativi che per almeno due anni hanno di fatto impedito qualsiasi tipo di intervento. Il parere favorevole è giunto, ma solo pochi giorni dopo l’alluvione del 10 ottobre, troppo tardi per poter anche solo iniziare i lavori. « L’urbanizzazione del Bisagno non è cosa recente» ha scandito, « Cosa facciamo? Deportiamo tutte le persone che vivono sul Bisagno? No, lavoriamo per la messa in sicurezza».

Sul tema dei fondi, di cui si registra lo stanziamento di dodici milioni di euro ad oggi, ha promesso un intervento personale forte nei confronti del Governo nazionale per l’assegnazione di ulteriori fondi speciali. Ed ha rivelato di aver ricevuto un impegno sia da Palazzo Chigi e della Protezione Civile nazionale, « Ho parlato con Lotti e Gabrielli per un ”pacchetto Genova» in grado di far fronte alle esigenze di messa in sicurezza del territorio.

Da parte sua la Regione, entro la fine dell’anno dovrà definire la pianificazione dei Fondi Europei per il periodo 2014-2020. Ovviamente, ha fatto presente la Paita, non solo ci sarà un’attenzione per la contingenza degli eventi, ma anche nei confronti di una visione di sviluppo dell’entroterra. Sviluppo che, nella sua idea, parte dalla valorizzazione delle infrastrutture che collegano il capoluogo con i medi e piccoli comuni della provincia. Infine, rivolta ai presenti, ha preannunciato che: « I tecnici della regione visiteranno i territori per valutare quali interventi possano considerarsi delle somme urgenze. Consentendo così ai sindaci di assumersi delle responsabilità non da soli, ma spalleggiati dalla Regione Liguria, sugli interventi da attuare immediatamente». E conclude così:«Oggi qualcuno mi ha chiamato e mi ha detto: non vai alla Leopolda? Ed io: ma ci mancherebbe. Vado a Montebruno». Non se la prenda a male Matteo Renzi, se il premio è un applauso corale.

Mauro Bonavita
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1 commento

  1. Abbiamo letto l’articolo e ci complimentiamo con gli attori politici che calcano la scena delll’Amministrazione pubblica della Città Metropolitana di Genova e della Regione Liguria per la loro presenza sul territorio. Ma avendo ancora negli occhi le immagini di quelle tumultuose torbide acque che, come da un vulcano, eruttavano sassi, tronchi e fango per le strade di Genova e in considerazione che ciò che abbiamo visto ultimamente non era un fatto imprevedibile e casuale, ma era prevedibile e soprattutto ripetitivo e che è da oltre trent’anni che la città di Genova vive “sotto scacco” della “spada di Damocle” del dissesto idro-geologico causato da un dissennato uso/abuso del territorio, ebbene noi qui nella redazione centrale de l’inchiostro fresco ci chiediamo: Chi è il responsabile di tutto ciò, chi il responsabile di questo sfacelo?
    A voi, direbbe il Poeta, l’ardua risposta!

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