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Taetti, 28 anni di Mignanego, sfida i big del centrosinistra alle elezioni primarie

Andrea Taetti : la mia candidatura per dar voce ai giovani

andrea taetti Ha sorpreso un pò tutti la candidatura alle elezioni primarie regionali del centrosinistra di Andrea Taetti, 28 anni, di Mignanego, militante nel circolo del Partito Democratico di Ceranesi. In questa intervista ci spiega il perché della sua scelta:

Andrea, da cosa nasce l’idea di candidarti alle elezioni primarie?

Io penso che questa idea sia stata da alcuni sottovalutata e da altri derubricata, qualcuno l’ha presa come una sorta di provocazione, ma non è così. Io ho già messo delle linee guida di programma, mentre altri candidati non l’hanno ancora fatto, ho messo dieci punti di programma molto seri e ragionati.

La tua candidatura nasce anche con uno scopo generazionale?

Assolutamente si, voglio rappresentare la cosiddetta “generazione X” quella dei 20-30enni, che, a detta di tutti, sarà la prima a stare peggio dei propri padri. Sono contento che Renzi abbia pensato ai quarantenni, è una cosa giusta, ma perché non pensa a quelli nati negli anni Ottanta, che attualmente faticano a trovare lavoro e quelli nati negli anni Novanta, che non sanno cosa gli aspetta una volta usciti dal Liceo o dall’Università, inoltre penso ad una categoria che ha subito drammaticamente la crisi : gli esodati

Quindi c’è una critica pesante alla riforma Fornero?

La riforma Fornero a mio parere è stata un disastro, ha costretto queste persone ad entrare in una categoria che si trovano senza pensione e senza lavoro. Quando sento alcuni alti esponenti politici che parlano di “privilegi” o “grasso che cola” non sanno di cosa parlano, chiedere magari due giorni in più di mutua sembra un privilegio? Io direi proprio di no…

Secondo te Renzi è, come dicono alcuni, una sinistra che non fa la sinistra, che ha intercettato il voto di centrodestra?

Più che il voto ha intercettato il vuoto del centrodestra, basta vedere in che stato è, non approfittano nemmeno del calo naturale di Renzi. Con Renzi si rischiano di perdere i pezzi fondamentali della sinistra storica, che non è solo quella intellettuale, ma quell’elettorato che nella Prima Repubblica si rivolgeva al PCI e al PSI, la stessa sinistra che negli anni Novanta ha fatto fronte comune al “berlusconismo”, si portava la gente in piazza perché c’era una visione comune e alternativa di società, che non era l’individualismo sfrenato.

E adesso si rischia di arrivare al “renzismo” ed “anti-renzismo”…

Si, la politica è diventata una sorta di comitato pro o contro qualcuno, a questo punto non andiamo più a votare ma facciamo dei referendum! Io vorrei qualcosa di più, parlando del dato dell’astensione (delle recentissime regionali in Calabria ed Emilia, ndr) ho fatto una battuta “se ogni vittoria ci costa decine di migliaia di voti allora è meglio perdere”, Renzi e il PD vincono perché perdono meno e vincono per mancanza di alternativa, questo è gravissimo. Prendiamo ad esempio agli Stati Uniti : chi vince vince e chi perde fa opposizione, non c’è mai la logica che hanno vinto tutti e non ha perso nessuno, se non arriviamo a questo non matureremo mai.

Torniamo alla tua candidatura : eri nel Partito Democratico e poi sei uscito?

Sono momentaneamente sospeso, non ho ridato indietro la tessera. Mi presento come indipendente, rappresentando i giovani e le categorie non tutelate. Tutti quelli che hanno firmato per me, ed è un numero già alto, sono persone che si sono tenute spesso lontane dalla politica, non mi hanno dato la firma sulla base dell’ideologia ma sulla base della conoscenza personale. La democrazia, secondo me, deve essere partecipata, sulla base del comunitarismo dell’Antica Grecia, riportando il volto umano della politica contro questa visione individualistica che pensa soltanto al profitto e alla semplice economia come metro di giudizio.

Un altro tuo punto è quello della tutela del piccolo commercio, di quartiere e di paese…

Si, io sono figlio e nipote di piccoli commercianti, tocco con mano quotidianamente la crisi del commercio. Soltanto nei primi otto mesi del 2014 in Provincia di Genova hanno chiuso i battenti quasi quattrocento negozi! Se non si fa vivere il commercio città e paesi diventano dormitori. Pensiamo ad esempio all’invasione dei distributori automatici, non sono altro che una spersonalizzazione, dove si perde il contatto umano, sembra banale ma il commerciante è un presidio sociale. Pensiamo alla persona anziana di un piccolo paese : una donna che tutti i giorni va a comprare il pane, quando, dopo due-tre giorni non viene più vista il commerciante si inizia a preoccupare. Se concentriamo tutto in grandi centri commerciali, che sono dei “non luoghi”, devastiamo il tessuto sociale.

Sulla Sanità quale è il tuo programma?

Creare, nei piccoli ospedali, delle sorte di “case della salute” e punti di primo soccorso, con all’interno dei giovani medici di famiglia, che sono utilissimi, anche solo per un consulto o un aiuto psicologico.

A livello generale il giudizio sull’amministrazione generale di Claudio Burlando?

Io penso che Burlando si è mosso sempre sul territorio, è stato uno dei pochi, insieme all’assessore Montaldo, che ci hanno messo la faccia. Penso che Burlando da questo punto di vista esca vincente, quello che posso contestargli, è la gestione delle alleanze all’interno della coalizione. Un’altra questione importante, che esula dalle questioni di merito, è che la Regione negli ultimi due anni e mezzo non ha fatto leggi regionali ma solo disegni di legge e decreti. Gli attacchi fatti da alcuni mezzi di comunicazione a Burlando non sono neanche veri, perché è uno dei pochi ad aver bloccato, in parte, la cementificazione.

Il problema della cementificazione è molto sentito, anche alla luce delle frane e delle alluvioni…

Nel mio programma ho messo a caratteri cubitali “basta cemento”, alcuni forse non si rendono conto in che regione viviamo, la Liguria è una montagna sul mare, completamente priva di pianure, dove davvero non si può costruire nulla ed è necessario un monitoraggio continuo dell’ambiente. Abbiamo poca terra, avara, e dobbiamo tornare, come diceva Hegel, a collaborare con la natura senza sfruttarla. Siamo seduti su una pentola d’oro in Liguria, abbiamo paesaggi che non hanno nulla da invidiare all’estero, bisogna sfruttare il turismo verde.

Nei tuoi punti hai anche messo la questione morale…

Certamente, non è possibile che nelle regioni ci sia pieno di indagati, che si fanno rimborsare anche le cravatte e il caffè. La politica deve essere un servizio, una passione, non una professione come sta purtroppo avvenendo adesso. Io quando ho fatto politica mi sono sempre pagato tutto con i miei soldi, perché i consiglieri regionali non fanno altrettanto?

Della gestione del Comune di Genova del sindaco Marco Doria cosa ne pensi?

Mi sono laureato con lui, a livello umano è una persona straordinaria, in questo momento è in una situazione estremamente difficile e non a causa sua, in due anni nessuno fa miracoli. Doria si è ritrovato a fare da parafulmine per colpe non sue, non voglio dare colpe ai nostri amministratori perché amministrare una città è estremamente difficile. Il sindaco non può fare tutto da solo e non può essere lasciato nell’occhio del ciclone, i partiti che fanno parte della sua maggioranza dovrebbero sostenerlo con più forza rispetto ad adesso.

Ultimissima domanda : come residente di un piccolo comune la tua candidatura è rivolta anche all’entroterra?

I piccoli comuni, tra cui quello dove abito io, stanno soffrendo la crisi più di tutti, anche perché hanno sempre avuto poca rappresentanza a livello politico. La Val Polcevera e la Valle Scrivia, come molti sanno, sono state colpite duramente dall’alluvione, basta vedere Mignanego, Busalla e Montoggio, ma sui mass media si è parlato quasi solamente di Genova e della Riviera, quando ci sono i problemi l’entroterra viene sempre ignorato. La mia candidatura nasce anche per dare una voce a questo territorio che ha tanti problemi ma anche tante potenzialità ancora inespresse.

Fabio Mazzari
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