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A proposito della presenza di politici nelle scuole

Gli uomini passano, le Istituzioni restano

La politica, in una società organizzata e complessa quale è la nostra, assume due connotazioni: la politica di scena e la politica di retroscena.

 

  • La politica di scena è quella che si svolge sotto gli occhi di tutti. È visibile e di sviluppa all’interno delle Istituzioni.
  • La politica di retroscena è quella che invece si dipana all’interno dei partiti, che attualmente sono sostanzialmente delle organizzazioni private (al pari di una bocciofila, tanto per dire), oppure nell’ambito dei cosiddetti “gruppi di pressione” o di interesse.

 

La politica di scena è la politica che ogni cittadino, se vuole tenersi informato, ha la possibilità di vederla frequentando le Istituzioni, perché le Istituzioni sono il “contenitore” della politica la quale dà forza e tiene in vita le Istituzioni stesse, orientandole oggi in una direzione, domani in un’altra a seconda dell’ideologia che in un determinato momento viene sancita dal corpo elettorale.

Chi è eletto alla guida delle Istituzioni deve dunque essere considerato, come diceva Rousseau, “espressione della volontà generale” e quindi deve rappresentare e rappresenta il complesso di una comunità intera, anche di chi magari si è espresso a favore di una ideologia diversa, se non contraria, a chi invece è stato eletto, e l’eletto ha il dovere di rappresentare tutti e di parlare con tutti.

Facciamo un esempio. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, riceve al Quirinale le scuole, di ogni ordine e grado. Gli alunni e gli studenti, debitamente accompagnati dai loro insegnanti, visitano quella che potrebbe dirsi essere la “casa del Presidente”, lo incontrano, gli rivolgono le domande, lui risponde. Questo è un modo per fare avvicinare i giovani, anzi i giovanissimi, alle Istituzioni, senza porsi il problema di quale colore partitico esse siano ammantate.

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A me personalmente l’attuale Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non piace “manco per niente”, poiché ritengo che la sua azione sia tracimante da quello che è il dettato costituzionale, ma non per questo mi indigno, batto i piedi o sbraito se un domani la classe di mio figlio andasse al Quirinale.

Un altro Presidente, che era sempre in mezzo ai ragazzi, era Sandro Pertini, il “nonno d’Italia”, ma anche Silvio Berlusconi non si sottraeva dal farsi intervistare dalle scuole, quando era Presidente del Consiglio.

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E così a scendere accade per tutti gli altri livelli politico-amministrativi, sino ad arrivare a quello di uno sperduto paesino, dove il Sindaco va a parlare con gli alunni sull’organizzazione, ad esempio, delle festività natalizie o dell’accensione dell’abete.

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Quando svolgevo il servizio militare presso la Scuola Allievi Ufficiali e Sottoufficiali di complemento, la mitica S.A.U.S.A. di Foligno, il cui motto era “Educo, addestro per la Patria tempro”, uno dei primi insegnamenti che a noi tapine reclute veniva dato, era questo “Quando salutate il Colonnello Comandante non salutate l’uomo ma il grado”, come a dire: non è all’uomo ma è all’Istituzione, in quel momento governata da un determinato soggetto, che ci si rivolge.

GB Cassulo quando era un "sergente di ferro"

GB Cassulo quando era un “sergente di ferro”

 

Perché “gli uomini passano, ma le Istituzioni restano”.

L’inchiostro fresco e l’inchiostrino organizzano nelle scuole, da ormai dieci anni, ciclici incontri sulla “Educazione alla cittadinanza attiva” promuovendo seminari, recite e pubblicazioni sulla origini delle  Costituzioni. Uno di questi seminari l’8 giugno 2010 si è svolto nella sala del Consiglio Comunale di Acqui Terme con gli alunni delle classi Quinte della Scuola Primaria Saracco
Gian Battista Cassulo Presidente dell’Associazione Club Fratelli Rosselli Editore de l’inchiostro fresco e de l’inchiostrino
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2 commenti

  1. Quest’articolo è estremamente esplicativo, la persona eletta perde il suo aspetto individuale rappresentando tutti i cittadini, che lo abbiano votato o meno e deve offrire a tutti l’opportunità di rapportarsi con Lui, proprio come Istituzione. Questo concetto è alla base dell’educazione alla cittadinanza, così come ora viene chiamata l’educazione civica nelle scuole, che deve uscire dall’aspetto esclusivamente teorico ed abituare gli alunni a rapportarsi direttamente con le Istituzioni, solo in questo modo si potranno formare dei cittadini consapevoli.

  2. Caro Cassulo, bell’articolo. Ma a mio parere incompleto.
    Giusto invocare il rispetto per le Istituzioni e le leggi.
    Ma per maggior completezza si dovrebbe anche pretendere che gli eletti (e i troppi nominati) nelle istituzioni rispettassero i cittadini.
    Quando ero alla Scuola Militare Alpina di Aosta, il mio comandante capitano Biagio Abrate (si, quello che poi è diventato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito) ci diceva che un buon Ufficiale il rispetto lo ottiene solo con l’ESEMPIO, non con l’arroganza o l’applicazione ottusa della disciplina a prescindere…

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