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LA PAROLA CONTRARIA

C’è una lunga sfilza di ragioni per essere contrari alla TAV Torino-Lione. Queste, si possono riassumere in due gruppi di motivi: uno economico, vale a dire il rapporto costi/benefici largamente sbilanciato dalla parte dei costi, perché con lo scopo di guadagnare neanche un’ora di tempo di viaggio dei treni si spenderebbe una cifra esagerata, neppure ben quantificata, con la quale invece si potrebbero finanziare diverse altre opere più piccole ma complessivamente molto più utili (anche per l’occupazione). E una di queste opere potrebbe essere proprio migliorare la linea ferroviaria già esistente, il che consentirebbe già di guadagnare un po’ di tempo di viaggio. Il secondo gruppo di motivi riguarda le devastazioni che la costruzione dell’opera determina in valle: amianto contenuto nelle rocce diffuso in aria, minerali contenenti uranio, anni d’inquinamento dal traffico dei lavori, falde acquifere deviate, depositi di smarino. Perciò l’opposizione degli abitanti della Val Susa è qualcosa di diverso dalla solita sindrome NIMBY, spesso citata a sproposito da molta stampa sempre ossequiosa verso i grandi interessi economici.

Erri De Luca, napoletano, classe 1950, scrittore impegnato, apprezzato ed efficace, ha un po’ adottato la protesta dei valsusini, esprimendosi più volte, con scritti e dichiarazioni, contro questa “grande” opera. E lo ha sempre fatto con chiarezza e decisione. Tanto di guadagnarsi una denuncia (da parte di una ditta interessata ai lavori) e un processo per “istigazione a delinquere” per aver pronunciato l’ormai famosa frase “la TAV va sabotata”.

Il processo si svolgerà alla fine di questo mese.

De Luca, su quest’argomento, ha scritto un agile volume di 64 pagine che sta uscendo nelle librerie, a prezzo molto contenuto, in questi giorni. S’intitola LA PAROLA CONTRARIA (edizioni Feltrinelli). Le implicazioni del testo vanno oltre la vicenda specifica, e riguardano il sempre vivo problema della libertà di opinione e di espressione.

E’ abbastanza singolare che in un paese dove alcuni politici arrivati anche al governo si siano permessi di evocare interventi con i fucili, di minacciare giudici, oppure di giustificare quindi incoraggiare l’evasione fiscale senza subire nessuna conseguenza, si processi uno scrittore per una frase che può essere vista con molti significati, non tutti violenti. Rispetteremo in ogni caso la sentenza, ma speriamo prevalga il buon senso.

Intanto, ecco un piccolo stralcio dal libro.

“Dalle mie parti, al Sud, esiste un altro tipo di responsabilità della parola. Uno augura il peggio a una persona e quella più tardi subisce un incidente. Il tale del malaugurio viene ritenuto responsabile dell’accaduto e dà così avvio alla sua fama di iettatore. Quando in uno stadio del Nord Italia si incita la natura invocando “Forza Vesuvio” si sta istigando un vulcano all’eruzione. La reazione da parte meridionale non è stata una denuncia ma l’esorcismo efficace di una grattatina in zona pubeale. Che la linea Tav in Val di Susa possa essere sabotata, che possa non sbucare dall’altra e da nessuna parte. Che possano finire i fondi pubblici destinati all’affarismo di aziende collegate ai partiti. Che un governo di normali capacità di intendere e volere la lasci incompiuta, come già altri 395 (trecentonovantacinque) grandi lavori in Italia. Che possa essere dichiarata disastro ambientale e i suoi responsabili perseguiti per questo. La linea Tav va sabotata: la frase rientra nel diritto di malaugurio.” (Erri De Luca).

E con questo malaugurio, che potrebbe anche essere, secondo i punti di vista, un ben augurio, apriamo questo nuovo anno.

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