“ALLA RICERCA DEGLI ORATORI CAMPESTRI DEL NOVESE”, di Maria Paola Repetto

I GIOIELLI DELL’OLTREGIOGO

Alla ricerca degli Oratori campestri del Novese di Maria Paola Repetto (edito dalla Società Storica del Novese con il contributo del Lions Club di Pozzolo Formigaro) è un viaggio tra gli edifici religiosi costruiti in buona parte tra il Seicento e il Settecento per iniziativa di nobili committenti privati

Nel XVII sec. Novi era la più importante città della Repubblica di Genova dopo il capoluogo, una sorta di piccola capitale dell’Oltregiogo particolarmente fiorente dal punto di vista economico grazie alla presenza delle Fiere di Cambio, e contava nel suo circondario numerosi possedimenti terrieri delle più importanti famiglie aristocratiche del genovese e del novese: i Cattaneo, gli Spinola, i Durazzo, i Girardengo.

 Gli oratori campestri sono quindi edifici religiosi fatti costruire sui terreni privati a iniziativa dei proprietari delle “cassine”, frequentati soprattutto dai componenti delle famiglie nobili e dai contadini loro dipendenti, ma si trattava di oratori “pubblici” nei quali si celebravano funzioni religiose alle quali potevano assistere tutti.

L’aristocrazia genovese e novese si interessava alla costruzione di questi edifici soprattutto come status symbol, adducendo come motivazione la difficoltà di raggiungere le chiese parrocchiali. Il Concilio di Trento disciplinò in maniera puntuale questo fenomeno, deliberando alcune limitazioni per gli oratori campestri pubblici sorti per iniziativa di privati: per esempio, l’impossibilità di celebrare battesimi e la necessità che le funzioni fossero sempre celebrate in presenza del proprietario. Questo per impedire che gli oratori campestri facessero concorrenza alle Chiese Parrocchiali.

Per poter celebrare le funzioni era necessario che gli oratori disponessero di una precisa autorizzazione del Vescovo competente. Il libro ricostruisce con grande precisione tre giri d’ispezione compiuti dai delegati del vescovo di Tortona (diocesi alla quale ancora oggi appartiene il territorio di Novi) presso gli Oratori campestri del Novese: nel 1743 (Vescovo Giuseppe Lodovico de Andujar), 1784 (Vescovo Carlo Maurizio Peyretti), 1824 (Vescovo Carlo Francesco Carnevale). La lettura dei rapporti dei delegati permette di ricostruire il loro percorso e la storia di piccoli edifici religiosi oggi scomparsi o dimenticati, non di rado di grande interesse architettonico e storico.

Le aree nelle quali sorgevano gli Oratori erano allora tutte poste in aperta campagna. Oggi due di questi edifici sono incorporati appieno nel territorio urbano: quello di Santa Maria della Plebe detto “La Pieve” sito nel quartiere che dallo stesso prende il nome, e quello di San Rocco, a pochi passi dal Museo dei Campionissimi ricavato da un antico edificio industriale dismesso.

Gli altri oratori campestri si trovano, o si trovavano, in prevalenza nell’area di Merella (Richetto, Federica, Merella di Fraschetta) lungo la strada per Cassano Spinola (Bettola, Busseto) o lungo le colline che portano verso Monterotondo e Pasturana (La Marchesa, Lancellotta, Alfera, Giannone, Cabella).

La Chiesa di Santa Maria della Plebe o La Pieve (nella foto di copertina) è l’edificio religioso più antico di Novi, risalendo al tredicesimo secolo. La sua genesi è diversa da quella degli altri edifici: la Pieve inizialmente era l’unica Parrocchia del Comune di Novi ed è definita Chiesa Campestre a partire dal 1686 dopo la costruzione della Collegiata. All’inizio del XX sec. la Pieve torna a essere parrocchia e vi viene collocata una fonte Battesimale del 1576. L’aspetto attuale può essere fatto risalire al XVII sec.

All’interno della Pieve è conservato un pregevole affresco del pittore di Tortona Manfredino Boxilio, commissionato da Oriana Campofregoso, figlia del Doge di Genova, Pietro Fregoso. L’affresco del Boxilio rappresenta un Cristo Benedicente circondato da tre Santi: Santa Margherita d’Antiochia, Sant’Anna e San Giovanni Battista. Inginocchiata troviamo la figura della Committente Oriana Campofregoso accanto a Sant’Anna, figura nella quale forse volle rappresentare la madre Bartolomea. Come fa notare Andrea Scotto nel suo “La Novi di Parte Guelfa dalla Scrivia a Via Roma” le figure del Boxilio sono accomunate dai riferimenti alla maternità: si può ipotizzare che la Campofregoso volesse annunciare tramite l’affresco la prossima nascita di un figlio. All’interno della Pieve è conservato anche il busto del latinista Faustino Gagliuffi.

Sulla strada per Ovada troviamo l’altro Oratorio oggi incorporato nella città, quello di San Rocco, documentato a partire dal 1560.  Sulla strada per Merella si trova un altro oratorio ottimamente conservato e che si distingue per le pregevoli linee architettoniche, quello de “La Federica” sotto il titolo di San Bernardo, fatto costruire dai Cambiaso. La lettura dei tre rapporti dei delegati permette di ricostruire tramite l’inventario tutto quello che conteneva l’Oratorio nel Settecento. In ottime condizioni anche l’Oratorio de “La Marchesa” sulla strada per Monterotondo, fatto costruire nel 1799 da Giovanni Giacomo Corte e oggi proprietà di Vittorio Giulini assieme all’altra Cassina Saula. Oggi La Marchesa è un lussuoso resort che offre ai visitatori un interessante excursus sia storico che enogastronomico, e l’Oratorio è ottimamente conservato sotto il titolo degli Angeli Custodi.

Il libro di Maria Paola Repetto ricostruisce, tramite la puntuale analisi dei rapporti dei delegati, anche la vicenda degli oratori oggi scomparsi: un testo che può essere usato come guida per andare alla ricerca dei piccoli tesori di arte e storia sparsi tra quella che oggi è la periferia della città. Uno spaccato di un’epoca nella quale non c’era di fatto un’autentica distinzione tra la vita politica e quella religiosa, e nella quale la città di Novi aveva il ruolo implicito di piccola capitale dell’OltreGiogo.

                                      Andrea Macciò

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